Alibaba investe sulla blockchain per proteggere la proprietà intellettuale delle aziende

Che alibaba abbia da sempre grandi problemi con i prodotti contraffatti è cosa che chi segue le avventure del colosso cinese dell’e-commerce conosce molto bene; sono anni infatti che l’azienda combatte nel tentativo di eliminare i prodotti contraffatti dalla propria piattaforma senza mai riuscire a eradicare definitivamente il problema. Anche quando un’azienda fa presente che uno dei merchant presenti su alibaba vende prodotti contraffatti la sola cosa che si è potuto fare fino ad oggi è eliminare il merchant, che però subito risalta fuori con un altro nome e continua indisturbato a vendere la propria merce contraffatta. La cosa procura danni economici non indifferenti soprattutto ai grandi marchi del lusso, col made in italy ovviamente in prima linea in questa ipotetica classifica dei più danneggiati dalla contraffazione. Non stupisce quindi che, come trapelato da fonti giornalistiche locali, alibaba abbia manifestato l’intenzione di integrare la tecnologia blockchain al suo sistema di protezione della proprietà intellettuale, come dichiarato del resto dallo stesso Ali Xizhi (che è il dirigente Alibaba che si occupa di gestire le controversie sulla proprietà intellettuale che coinvolgono l’azienda). Secondo quanto si apprende anche da fonti interne all’azienda, il nuovo sistema per la protezione dei diritti di proprietà intellettuale su Alibaba dovrebbe diventare pienamente operativo entro la fine di quest’anno (forse addirittura entro la fine del terzo trimestre 2019); non che questo possa stupire in qualche modo i ben informati, alibaba, infatti, ha più di 90 domande di brevetto in corso di valutazione tutte per tecnologie basate sulla blockchain (mentre una cinquantina gli sono già stati approvati negli anni scorsi). Nonostante sia ancora poco chiaro l’orientamento del governo cinese nei confronti di bitcoin e delle altre criptovalute decentralizzate appare quindi abbastanza chiaro che l’interesse del paese per questa tecnologia sia molto grande; quando parliamo di questi argomenti, infatti, dobbiamo sempre ricordarci che l’imprenditoria cinese gioca un ruolo anche politico nel paese (cosa che può sembrare un paradosso per un paese comunista), basti pensare ad esempio che Jack Ma (fondatore e presidente di Alibaba) è iscritto al partito comunista cinese ed esercita (con ogni probabilità) una grande influenza sulle scelte del governo (non che sia il solo, la cosa vale anche per molti altri imprenditori di spicco del paese). Dal momento che periodicamente continuano ad arrivare in occidente notizie di chiusura da parte del governo cinese nei confronti delle criptovalute è quindi interessante osservare come molte aziende di spicco del paese stiano investendo fortemente su questa tecnologia e potete stare tranquilli e sicuri che se lo fanno è perché hanno un preventivo avvallo da parte del governo; trovo sempre molto interessante, per concludere, analizzare quello che succede in Cina perché ci permette di fare valutazioni che vanno oltre la questione meramente tecnologica e che riguardano aspetti come l’economia e la geopolitica. Il fatto che Alibaba investa in una maggior tutela dei diritti di proprietà intellettuale (a favore dei grandi marchi), può essere ad esempio letto come un modo per strizzare l’occhio all’Europa (i cui paesi sono, come detto, tra quelli più danneggiati dalle contraffazioni cinesi) in un periodo dove la tensione con gli USA è ai massimi livelli, complici le politiche di Trump, la guerra dei dazi e lo spinoso problema del 5G di cui leggiamo ormai continuamente anche sui maggiori giornali italiani. Continueremo quindi ad occuparci con grande attenzione di quello che succede in Cina e restiamo in attesa (anche trepidante) di scoprire se l’integrazione con una blockchain permetterà finalmente ad Alibaba di gestire in maniera razionale e veloce il problema dei prodotti contraffatti in vendita sulla piattaforma oppure no.