Nonostante la recente correzione e la pressione causata dalle vendite del co-fondatore Chris Larsen, XRP continua a mostrare fondamenta solide grazie a fattori tecnici, normativi e di mercato favorevoli.

XRP in ritirata dopo un rally importante
XRP ha recentemente registrato un’importante volatilità, oscillando tra 3,14 e 3,57 dollari con un leggero calo del 6% nell’ultima settimana. Il movimento più aggressivo si è verificato il 22 luglio alle 17:00, quando il prezzo è salito rapidamente da 3,40 a 3,56 dollari con un picco di volume di 106,4 milioni, ben oltre la media giornaliera di 70,1 milioni.
Tuttavia, la zona di resistenza tra 3,56 e 3,57 dollari ha limitato ulteriori rialzi, innescando una ritirata fino agli attuali 3,16 dollari. Questa rottura del supporto chiave a 3,50 dollari ha segnato un’inversione di breve periodo, con un volume esplosivo di 2,5 milioni tra le 07:37 e le 07:49 che ha confermato la pressione di vendita.
Nonostante la correzione, XRP mantiene la validità del breakout tecnico avvenuto la scorsa settimana sopra i 3,65 dollari, completando un pattern di triangolo simmetrico durato sei anni. Il MACD sta virando al ribasso e l’RSI appare neutro, segnalando la probabilità di una fase di consolidamento. La zona di supporto tra 3,49 e 3,51 dollari è stata testata più volte ma non ha tenuto, mentre la resistenza a 3,56–3,57 dollari rappresenta ora la prossima soglia da superare.
ETF, legislazione USA e afflussi istituzionali
Dietro l’aumento dell’interesse istituzionale e della liquidità per XRP vi sono vari catalizzatori, come il lancio del primo ETF su futures XRP da parte di ProShares che ha segnato un traguardo nella regolamentazione degli asset digitali, mentre il Congresso USA ha avanzato proposte di legge fondamentali come il GENIUS Act e il CLARITY Act, contribuendo a creare un contesto normativo più chiaro. Questi sviluppi hanno attirato flussi significativi verso XRP e altri asset, alimentando previsioni ottimistiche con target di lungo termine compresi tra 6 e 15 dollari.
La recente pressione ribassista però è stata esacerbata dalle mosse del co-fondatore di Ripple, Chris Larsen, il quale ha trasferito circa 140 milioni di dollari in XRP verso exchange, secondo quanto riportato da ZachXBT. In particolare, Larsen ha inviato 30 milioni di dollari in XRP a Coinbase il 17 luglio, quando il prezzo era vicino al massimo storico di 3,65 dollari, seguiti da ulteriori 110 milioni nei giorni successivi. Il prezzo di XRP è sceso fino a 3,13 dollari, alimentando accuse di “dumping” da parte della comunità. Tuttavia, alcuni membri ipotizzano una redistribuzione strategica verso detentori di lungo periodo per rafforzare la decentralizzazione del network XRP Ledger.
XRP favorito a breve termine, Solana sul lungo termine
Nel dibattito tra un potenziale ETF spot su XRP o su Solana, gli analisti James Seyffart di Bloomberg e Matt Hougan di Bitwise concordano che nel breve termine XRP avrebbe un vantaggio significativo. Secondo Seyffart, i precedenti ETF su derivati mostrano un maggior successo per XRP rispetto a Solana, e la forte community retail potrebbe spingere i flussi iniziali.
Hougan ha rafforzato il punto, sottolineando che la passione dei sostenitori di XRP potrebbe dominare le prime settimane di scambi. Tuttavia, entrambi ritengono che Solana, con un trend più dinamico e crescente attenzione istituzionale, possa superare XRP in asset gestiti nel medio-lungo periodo.
Snorter: il bot Telegram che rivoluziona il trading meme
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Il token nativo $SNORT garantisce benefici come staking con interesse APY del 174%, commissioni ridotte allo 0,85%, accesso al copy trading, governance e la dashboard avanzata.
Il progetto ha già superato 12.000 follower su X e ha raccolto oltre 2,3 milioni di dollari nella prevendita in corso sul sito ufficiale, dove il token è venduto ad un prezzo attuale di 0,0993 dollari. Una volta conclusa la prevendita, il progetto integrerà anche altre blockchain, come Ethereum e BNB Chain, e quoterà il token $SNORT sugli exchange.
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