Criptovalute di stato: il Venezuela pronto a vendere greggio usando il Petro

Il Petro, la cripto di stato venezuelana, è stata per lungo tempo un oggetto misterioso nel mondo delle valute crittografate; lanciato ufficialmente nel 2017 il progetto ha continuato a muoversi sotto traccia tanto che molti osservatori, incluso il sottoscritto, lo avevano dato praticamente per morto. Il progetto in questione, però, è tutt’altro che arenato, anzi, negli ultimi tempi il governo venezuelano ha iniziato a premere sull’acceleratore, prima usando il Petro (di qui in poi PTR) per finanziare la costruzione di alloggi popolari e poi, più di recente, per il pagamento delle tredicesime. La sensazione, quindi, inizia ad essere che il progetto sia solido e che, semplicemente, il governo venezuelano abbia voluto fare le cose con calma e per bene; Maduro, il presidente del Venezuela, crede fortemente nel PTR e sembra essere, attualmente, uno dei pochi capi di stato ad aver pienamente compreso il potenziale delle criptovalute. Non è quindi un caso che proprio Maduro abbia di recente firmato un decreto che prevede la vendita di 4,5mln di barili di petrolio da parte dell’azienda di stato che gestisce la produzione, per poi passare a un nuovo paradigma in cui si prevede di vendere 50mila barili di petrolio al giorno usando proprio il PTR per regolare le transazioni; tutto questo, secondo le dichiarazioni dello stesso governo, servirà ad esplorare meglio ed in maniera più compiuta le potenzialità offerte dalla nuova moneta. Con lo stesso decreto, inoltre, il governo venezuelano ha posto anche le basi affinchè tutto il carburante per aerei utilizzato nelle rotte internazionali venga venduto regolando le transazioni in PTR; il problema, almeno ad oggi, rimane che questa criptovaluta non è ancora quotata su nessuna piattaforma, ammesso che non sia esattamente questa la volontà del governo venezuelano.

Il dubbio, in altre parole, è che ci sia una volontà politica di evitare la quotazione del PTR per evitare che gli sciacalli della speculazione internazionale ci si avventino sopra, distruggendolo come hanno già fatto col Bolivar (la precedente valuta a corso legale del Venezuela). In ogni caso i piani del governo non sono noti al grande pubblico, l’unica cosa che sappiamo con certezza è che Maduro intende investire tantissimo su questa nuova moneta, così come ha dichiarato lui stesso, infatti, il Venezuela intende aprire una nuova strada all’economia, che garantisca pace, prosperità economica e integrazione ai popoli del mondo. Sempre Maduro ha affermato che il PTR sarà uno strumento fondamentale nella lotta contro le mafie, discostandosi così profondamente dalla vulgata mediatica che, invece, bolla indistintamente tutte le criptovalute come strumenti utili essenzialmente solo alla grande criminalità organizzata. Come riportato da Cointelegraph in un articolo di oggi, infatti, Maibort Petit, scrittore e giornalista venezuelano, si è fatto portavoce del pensiero del presidente Maduro dichiarando che:

Molte persone non vogliono passare al Petro perché hanno i loro affari in dollari. Alla mafia e al malaffare non piace la criptovaluta per la sua trasparenza.

Molti utenti in queste ore stanno contestando duramente Maduro per tutto questo, alcuni sono senz’altro in buona fede, sono persone note all’interno della comunità delle criptovalute e non stupisce la loro presa di posizione contro il governo venezuelano perché, sostanzialmente, sono estremamente critici contro ogni governo; alcuni altri, però, sembrano molto banalmente portare avanti la propaganda statunitense, sono account che normalmente non si interessano di criptovalute e, se vogliamo evitare di essere ingenui, la sensazione è che facciano parte di quella fitta rete di bot che i governi (tutti, in ogni paese) hanno creato per perseguire i propri interessi attraverso la propaganda via social. Non serve essere addentro alle questioni politiche per sapere che ormai ogni paese ha messo in piedi delle strutture che veicolano sulle diverse piattaforme la propaganda governativa; comunque la si voglia vedere su Maduro, come politico, gli va comunque dato atto di essere stato il primo capo di stato al mondo a sdoganare ufficialmente le criptovalute e a creare una cripto di stato. Ogni bitcoiners, a prescindere dagli orientamenti ideologici, non fosse altro che per questo impegno, dovrebbe essere grato a Maduro e sostenere il Venezuela dal momento che questo paese rappresenta ormai, per la comunità delle criptovalute, un punto di riferimento di portata globale.