Criptovalute: Hong Kong sta valutando l’opportunità di emettere una propria CBDC

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L’autorità monetaria di Hong Kong (HKMA) ha annunciato, nel corso di un evento dedicato all’industria fintech in corso a partire da ieri, che sta conducendo una ricerca che punta a stabilire se sia opportuno lanciare una propria CBDC (acronimo di Central Bank Digital Currency). Edmond Lau, direttore esecutivo senior di HKMA, ha spiegato che il progetto va avanti da almeno due anni ed è stato condotto in collaborazione con una serie di banche e l’immancabile consorzio R3 (quello che controlla ripple, per intenderci). Le soluzioni attualmente allo studio, oltre all’emissione di una CBDC, esplorano anche la possibilità di emettere obbligazioni attraverso una piattaforma blockchain; in ogni caso l’HKMA attualmente rimane più orientata all’emissione di un token di stato da mettere a disposizione delle istituzioni finanziarie, mentre non è ancora al vaglio l’opportunità di emettere una moneta digitale da far usare ai comuni cittadini per le transazioni di ogni giorno. Del resto è stato lo stesso Lau a rimarcare come i cittadini abbiano già ampio accesso ai sistemi di pagamento digitali, lasciando intendere così che l’HKMA non crede sia necessario porre una moneta di stato in concorrenza con i vari token crittografici che già il mercato mette a disposizione; l’autorità monetaria di Hong Kong, inoltre, ha già dato dimostrazione di essere più che altro interessata ad esplorare l’opportunità di usare una CBDC nei pagamenti transfrontalieri e nell’ambito dei servizi di pagamento interbancari siglando, lo scorso maggio, un protocollo d’intesa con la Bank of Thailand per condurre un progetto di ricerca congiunto. Tutto questo dimostra come gli stati e i governi di tutto il mondo siano certamente interessati alle potenzialità espresse dalle monete crittografiche ma che non intendono affatto estendere tali benefici ai cittadini; lo scopo, in altre parole, è quello di sfruttare il potenziale tecnologico senza mettere minimamente in discussione l’attuale struttura gerarchica che regge il sistema finanziario e che vede al vertice le banche centrali, seguite da quelle commerciali, mentre aziende e cittadini sono la base della piramide. Impensabile, quindi, che i governi decidano spontaneamente di perdere il controllo che il sistema attuale gli garantisce sui capitali, così come è impensabile credere che le banche possano mai sostenere una tecnologia che, potenzialmente, farebbe perdere loro la possibilità di raccogliere il denaro dei cittadini per mezzo dei depositi sui conti corrente, denaro che poi le banche usano per arricchirsi vendendolo a terzi grazie al meccanismo della riserva frazionaria. Insomma, cripto o non cripto il sistema attuale drena ricchezza dalle persone comuni e nessuno dei principali player (dai governi fino alle banche) è intenzionato a mettere minimamente in discussione questa dinamica. I governi, quindi, continuano a vederci e ci vedranno sempre come limoni da spremere, sta a noi, ai cittadini dei vari paesi, porre fine a un sistema che ci sfrutta e usa il nostro denaro per arricchire se stesso a scapito nostro; a questo, per concludere, serve bitcoin, a mettere fine una volta per tutte a questo sistema malato.