Criptovalute: l’UNICEF crede nella blockchain ed inizia una raccolta fondi in ethereum e bitcoin, ecco a cosa servirà

Iniziamo subito col dire che l’UNICEF è, tra le varie istituzioni internazionali, una di quelle che maggiormente dimostra di credere nella tecnologia blockchain e di averne compreso l’elevato potenziale per ridurre disuguaglianze e povertà a livello globale; già all’inizio di quest’anno, ad esempio, aveva avviato delle trattative con il governo del Kirghizistan per utilizzare questa tecnologia con l’intento di offrire un accesso a Internet alle scuole del paese tramite il progetto Connect che mira, appunto, a ridurre e sanare progressivamente il digital divide. A dicembre 2018, poi, sempre l’UNICEF aveva dichiarato di aver investito 100mila dollari in sei differenti startup al fine di risolvere varie sfide globali tramite blockchain in settori che vanno dalla trasparenza delle prestazioni sanitarie alla gestione delle finanze e delle risorse. Occorre quindi contestualizzare all’interno di questa strategia più ampia la notizia, iniziata a circolare negli ultimi giorni, dell’apertura di un fondo per la raccolta di donazioni in Ethereum e Bitcoin finalizzato a sostenere le tecnologie open source; l’annuncio è arrivato mercoledì ed ha ufficializzato che non solo la raccolta ma anche l’erogazione dei fondi verrà gestita integralmente per mezzo delle criptovalute. I primi fondi, afferma l’UNICEF, sono arrivati dalla fondazione ethereum ed andranno a beneficio di tre differenti progetti Prescrypto (progetto che mira a consentire la condivisione dei dati sanitari garantendo alle persone la sicurezza e la privacy dei dati stessi), Atix Labs (una sorta di incubatore per il lancio di nuovi progetti imprenditoriali) e Utopixar (una piattaforma che offre l’infrastruttura necessaria a far crescere piccoli progetti locali relativi a scuola, occupazione giovanile e sostenibilità ambientale). Aya Miyaguchi, direttore esecutivo della Fondazione Ethereum, ha dichiarato, in un recente intervento nel corso di DevCon, che che la donazione ammonta a 100ETH, attualmente poco più di 18mila dollari (ma potenzialmente sono molti di più) mentre il direttore esecutivo dell’UNICEF (Henrietta Fore) ha dichiarato l’importanza per l’UNICEF di esplorare le opportunità offerte dalle valute digitali visto il loro potenziale di modellare la vita delle generazioni future. Insomma, come diciamo sempre la tecnologia blockchain presenta ancora diverse criticità, pone diversi motivi per essere preoccupati, visto che consente da un certo punto di vista di stringere ancora più il cappio del monitoraggio di massa intorno al collo della popolazione, ma offre anche enormi opportunità per cambiare radicalmente il nostro modello di sviluppo, riducendo povertà e disuguaglianze, garantendo accesso ai servizi bancari e finanziari anche a tutti coloro che fino ad oggi ne erano rimasti tagliati fuori e ponendo le basi per una maggiore partecipazione delle persone comuni sia a livello politico che all’interno delle aziende per mezzo dei sistemi di governance decentralizzati.