Donare criptovalute a politici e partiti è perfettamente legale in Giappone

A dichiararlo il ministro per gli affari interni e le comunicazioni, Sanae Takaichi, la quale ha dichiarato, nel corso di una conferenza stampa tenutasi oggi, che le donazioni a politici e partiti in Giappone possono essere fatte anche usando le criptovalute; la notizia ha assunto subito una rilevanza internazionale ed è stata rilanciata da Reuters. La Takaichi ha inoltre dichiarato che tali donazioni, a differenza di quanto avviene per quelle effettuate in contanti, non hanno bisogno di essere divulgate e, per tanto, non è previsto alcun tipo di limite dalle leggi attualmente in vigore. Ora, le implicazioni di questa notizia sono notevoli e molto, molto interessanti; sentiamo continuamente parlare del rischio che le criptovalute vengano usate per finalità illecite, per il riciclaggio, per finanziare il terrorismo, ma a quanto pare la possibilità che vengano usate per corrompere i politici non rientra nelle preoccupazioni delle istituzioni. Strano vero? Aspettate che se ne accorgano in Italia (e nel resto dell’Europa), c’è quasi da stare certi che improvvisamente i nostri politici si scopriranno degli accaniti sostenitori di bitcoin. Dal momento che non c’è un limite alle donazioni che possono essere fatte a un politico (o a un partito) e che nessuno è costretto per legge a dichiararle appare chiaro a chiunque che ben presto in Giappone ogni tentativo di corruzione transiterà direttamente per il mercato delle cripto (bitcoin, monero o qualunque altra moneta decentralizzata si prestano bene allo scopo). Mi chiedo cosa ne pensi il GAFI di tali dichiarazioni, mi chiedo se qualcuno nella comunità internazionale solleverà mai la questione; perché è vero, siamo così abituati a rispondere alle accuse che le cripto vengano usate dalla grande criminalità che ci siamo dimenticati di fare caso al fatto che potrebbero essere usate dalle grandi aziende per corrompere partiti e politici; strano che nessuno, ne in Europa ne negli USA, ne tra i politici ne tra i giornalisti abbia sollevato mai la questione. Del resto proprio i giornalisti da anni ci rifilano decine di articoli in cui sostengono che le cripto vengano usate dalla mafia, per il traffico di droga, dai pedofili, per riciclare denaro sporco, ma in nessuno di questi articoli abbiamo mai trovato anche solo una vaga allusione alla possibilità che questi mezzi di pagamento vengano usati per corrompere politica e istituzioni. Io qualche idea sul motivo ce l’avrei, ma l’ascio a voi il compito di provare a indovinare quale potrebbe essere.