Brave, il browser blockchain, lancia un nuovo servizio che consentirà di lasciare mance agli autori su twitter

La possibilità di ricompensare direttamente i creatori di contenuti su internet è uno degli aspetti più interessanti che ci troviamo di fronte quando parliamo di criptovalute e tecnologia blockchain; basti considerare che mediamente un sito di buona qualità ha un RPM che si aggira intorno ai 3€, il che significa che con 100mila visitatori unici guadagnerà con la pubblicità all’incirca 300€, mentre se ipotizzassimo che ognuno dei 100mila visitatori lasciasse una mancia di un centesimo allora lo stesso sito, a parità di traffico, potrebbe guadagnare tre volte tanto, intorno ai mille euro al mese. Offrire ai creatori di contenuti la possibilità di un compenso adeguato senza imporre esosi abbonamenti agli utenti è fondamentale sia per aumentare la qualità dei contenuti stessi (perché se un sito guadagna bene allora può investire in articolisti di qualità), sia per permettere ai vari progetti di crescere e strutturarsi. Il fatto quindi che Brave, il primo browser blockchain a cui è aggangiata un token nativo (BAT), abbia annunciato nella giornata di ieri di aver lanciato il primo servizio che consentirà di rilasciare mance ai creatori di contenuti su twitter attraverso BAT (che come accennato è il token nativo del browser) era una cosa che la comunità aspettava da tempo; oltre alla possibilità di lasciare mance ci saranno alcune nuove funzioni che verranno implementate, come ad esempio la creazione di suggerimenti periodici e un’utilità che permetterà agli autori di richiedere donazioni presso i loro follower. Gli utenti, ma questo chi conosce il progetto lo sa già, oltre a lasciare mance ai loro autori preferiti avranno la possibilità di guadagnare dei token accettando di fruire di contenuti pubblicitari poco invasivi mentre navigano online (invece che bloccarli), token che poi potranno essere usati nuovamente per lasciare qualche mancia online o semplicemente spesi come meglio si crede; con questi nuovi servizi, quindi, si spera di riuscire ad aprire una nuova era della monetizzazione del web perché, francamente, per come stanno le cose oggi nel settore, ormai anche i grandi editori fanno fatica a stare a galla. Bisogna infatti considerare che la pubblicità costa sempre di meno e la resa viene ulteriormente ridotta dal fatto che ormai gli utenti hanno sviluppato la così detta “cecità da banner” per cui i contenuti pubblicitari nemmeno li vedono più e, non vedendoli, non ci cliccano sopra; mentre gli editori fanno fatica a tenere aperti i loro siti, quindi, gli utenti si ritrovano alle prese con una pubblicità sempre più invasiva, con decine di algoritmi installati sui browser che monitorano ogni secondo che passano online col solo scopo di riuscire sviluppare contenuti pubblicitari ancora più aggressivi. Si tratta chiaramente di un serpente che si morde la coda, da un lato gli utenti, esasperati dall’aggressività del contenuto pubblicitario, che ricorrono in maniera sempre più frequente agli adblocker, dall’altro gli editori, che si ritrovano con sempre meno click sui banner pubblicitari e pagati sempre meno, in mezzo i grandi distributori di contenuti pubblicitari che poi sono anche gli unici che ci guadagnano davvero. Un sistema diverso, invece, in cui l’utente può ricompensare (senza svenarsi, con pochi centesimi) chi crea i contenuti e venire ricompensato per i contenuti pubblicitari di cui fruisce potrebbe rivelarsi la soluzione ideale per tutti, per gli editori (che guadagnerebbero di più), per gli utenti (che si troverebbero ad aver a che fare con pubblicità meno aggressiva) e per le aziende che hanno bisogno di farsi pubblicità (che eviterebbero di buttare via miliardi di euro l’anno in contenuti di cui nessuno ha mai fruito); speriamo quindi che i ragazzi di Brave continuino su questa strada, rafforzndo il loro progetto di modo da fornire finalmente al mondo del web una soluzione capace di rispettare le esigenze di tutti.