Il giappone approfitta del G7 per supportare la creazione di un sistema alternativo a SWIFT basato sulle criptovalute

bitcoin da satellite

Grazie a un articolo pubblicato in data odierna su Routers, che cita però una fonte anonima, veniamo a scoprire che il Giappone ha in mente di sfruttare il G7 per sponsorizzare il lancio di una rete di pagamenti globale alternativa a SWIFT e realizzata per mezzo della crittografia; lo scopo, secondo quanto si apprende, sarebbe di contrastare il riciclaggio di denaro grazie alle potenzialità espresse dalla tecnologia blockchain. I piani di Tokyo sarebbero, allo stato attuale, mantenuti segreti ma, secondo quanto riporta Routers, il governo avrebbe come obiettivo quello di rendere la rete operativa entro qualche anno. Il piano, inizialmente promosso dal Ministero delle Finanze giapponese dalla Financial Services Agency (l’ente regolatore del paese), prevede che il tutto venga supervisionato dal Financial Action Task Force, un’organizzazione intergovernativa avviata dal G7 che promuove misure atte a contrastare il riciclaggio di denaro su scala globale. Tutto questo dimostra ancora una volta come con la stessa tecnologia, quella blockchain, si possa sia blindare la privacy degli utenti rendendo le transazioni anonime, ma si possa anche migliorare a dismisura la trasparenza del sistema finanziario, favorendo la raccolta di dati e informazioni da parte degli enti governativi e ottenendo un sistema molto più funzionale di quello attuale per porre in essere iniziative realmente capaci di limitare pesantemente fenomeni come il riciclaggio o il finanziamento del terrorismo. Questi concetti i giapponesi dimostrano di averli capiti molto bene e, non per niente, sono tra gli stati più all’avanguardia per quel che riguarda le valute digitali il cui uso, infatti, è ampiamente sdoganato nel paese; mentre altrove, come ad esempio in Europa, le istituzioni sembrano essersi perse in un bicchiere d’acqua, condannate negli ultimi 10 anni a una sostanziale inazione per il fatto di non riuscire a trovare una mediazione tra la volontà di non perdere il monopolio sul controllo del denaro, la possibilità di godere di tutti i vantaggi della nuova tecnologia blockchain e il non riuscire a capire come contrastare e monitorare i fenomeni illeciti connessi al mondo delle criptovalute, in Giappone (e più in generale sui mercati asiatici) si procede a tavoletta sulla strada dell’innovazione. Anche se più di recente qualcosa sembra muoversi anche qui da noi, dove si spera che la nomina di Christine Lagarde alla BCE possa corrispondere a un’apertura di credito verso le criptovalute come quando la stessa era alla guida dell’FMI, in Europa, purtroppo, ancora larga parte dell’establishment, che trova nella Francia il suo punto di riferimento naturale, sembra nutrire una profonda avversione verso le monete alternative costruite su blockchain. Personalmente penso che, a livello globale, la partita sia già stata vinta da quei paesi che, come il Giappone, la Corea del Sud e la stessa Cina (anche se in forma più lieve), dimostrano di voler investire molto nell’industria fintech, tuttavia, con ogni probabilità, questo non significa che anche nel resto del mondo ci si muoverà con la stessa rapidità e larghezza di vendute dimostrata da questi paesi.