Blockchain: Giappone e Corea del Sud sostengono la diffusione delle criptovalute in Asia

Quando parliamo di blockchain e criptovalute sappiamo bene che questi settori sono sostenuti principalmente dai grandi stati asiatici (Giappone, Cina e Corea del Sud in testa), non deve quindi stupire constatare che proprio Giappone e Corea del Sud siano i due stati che più stanno favorendo la crescita di questo comparto industriale nel mondo. Importante, ad esempio, la notizia riportata dal Nikkei Asian Review in data odierna sulla formazione di un consorzio di cui faranno parte almeno un centinaio di aziende che puntano, attraverso la tecnologia blockchain, a migliorare i propri standard di sicurezza in fatto di protezione dei dati sensibili. Il progetto, che diventerà pienamente operativo a partire dalla primavera 2020, è gestito dall’Industrial Value Chain Initiative, un’organizzazione industriale fondata quattro anni fa e che raccoglie le aziende che, a vario titolo, mostrano un interesse nella tecnologie IOT; lo scopo dell’iniziativa è duplice, da un lato si punta a centrare l’obiettivo di ridurre il rischio di perdite di dati (rispetto a quanto avviene attualmente usando sistemi di gestione delle informazioni su server), dall’altro, immancabilmente, si punta a farlo ottenendo al contempo una riduzione dei costi operativi. Ancora dall’Asia, sempre nella giornata di oggi, arriva un’altra notizia molto importante, questa volta diffusa dal The Korea Herald (che cita a sua volta come fonte l’agenzia Yonhap News); stando a quanto riporta The Korea Herald cinque delle maggiori piattaforme di scambio di criptovaluta in Corea del Sud hanno aumentato, per conformarsi al nuovo quadro normativo in vigore nel paese, la loro responsabilità nei confronti degli utenti. A partire da questo momento, quindi, in caso di furto dai conti di questi exchange l’onere di rimborsare gli utenti spetterà alle piattaforme, anche qualora non vi fosse alcuna negligenza da parte loro; si tratta, quindi, di un notevole passo avanti rispetto al passato, quando gli utenti avevano diritto ad essere rimborsati solo dimostrando che i furti erano avvenuti a causa di una mancata vigilanza da parte delle piattaforme di scambio. Anche in caso di phishing, ad esempio, pur non essendoci alcuna responsabilità imputabile agli scambi, gli utenti avranno diritto ad essere rimborsati; credo che la ratio di questa nuova regolamentazione sia di stimolare le piattaforme stesse a migliorare i propri standard di sicurezza. Le piazze asiatiche, quindi, si dimostrano leader a livello mondiale quando si parla di criptovalute e blockchain, non solo dal punto di vista strettamente tecnologico, ma anche per quanto riguarda l’afflusso di capitali e il quadro normativo di riferimento; tanto il Giappone quanto la Corea del Sud, infatti, sono le basi di alcune importanti aziende del settore, movimentano una fetta piuttosto grossa della liquidità che quotidianamente transita per le varie piattaforme di scambio a livello mondiale e sono due dei paesi più evoluti in termini legislativi, avendo già provveduto a dotarsi di una regolamentazione ad hoc per le criptovalute.