Criptovalute: un’armata di multinazionali a sostenere la cripto di Facebook

Nonostante tutti gli appassionati di criptovalute non stiano più nella pelle al pensiero di poter presto scoprire cosa sia realmente Globalcoin, la criptovaluta che, stando alle voci di corridoio, facebook dovrebbe lanciare nel corso della prossima settimana (la data fatidica sarebbe il prossimo 18 giugno), personalmente ho già sviluppato una certa antipatia per questo progetto (e non sono l’unico); intendiamoci, probabilmente l’idea di Zuckerberg avrà successo, non è questo il problema, ma la vera questione in ballo, come vedremo tra poco, è un’altra. Andiamo con ordine, nella giornata di ieri il sito di informazione The Block ha pubblicato un post che contiene del materiale (che dovrebbe essere ufficiale) relativo alle aziende che aderiranno al progetto di facebook; nei giorni scorsi si erano già fatti i nomi di Visa, Mastercard e Paypal, ma stando a quello che scrive The Block a partecipare al consorzio saranno alcuni dei più grandi colossi del mercato. Tra le varie aziende, tutte di primissima rilevanza, sono inclusi colossi dell’industria blockchain (tra cui coinbase e xapo), dell’ecommerce (ebay e farfetch), dei pagamenti con carta (visa e mastercard), dei pagamenti digitali (paypal e stripe), dei trasporti (uber e lyft), delle telecomunicazioni (vodafone e iliad) e persino delle noprofit (come kiva e Women’s World Banking); tutto questo solo per citare i marchi più famosi, perché del consorzio (che si chiamerebbe libra) farebbero già parte qualcosa come una trentina di aziende, ognuna delle quali parteciperebbe con un contributo di 10mln di dollari (probabilmente per avere la possibilità di lanciare un nodo completo) e si stima che possano arrivare ad essere almeno un centinaio (da qui la cifra di 1mld di dollari di cui qualche settimana fa parlava Zuckerberg). Ora, al netto dell’entusiasmo e dell’hype dilaganti ci sono una serie di valutazioni da fare; intanto probabilmente (stando a quanto si dice in giro) questa criptovaluta (che dovrebbe chiamarsi GlobalCoin) sarà una stablecoin, di conseguenza non offre alcun margini di profitto ai trader (che però in larga parte non sembrano averlo capito dato che stanno festeggiando il lancio di questa nuova moneta come se fosse l’opportunità della vita), in secondo luogo c’è un tema di privacy che non può passare inosservato. Già facebook è ormai da anni al centro della bufera per il modo in cui ha gestito (e probabilmente gestisce ancora) i dati degli utenti, molte delle aziende che partecipano a questo consorzio (e che potrebbero trovarsi a controllare dei nodi della rete) non sono da meno. Per dirla tutta a me sembra di stare commentando più che il lancio di una nuova criptovaluta una sorta di apocalisse della privacy con la piccola differenza che invece di esserci solo quattro cavalieri ce ne saranno un centinaio; scrivo questo tra il serio e il faceto, perché tutto questo, per come si sta configurando, assomiglia più a un incubo distopico che a una criptovaluta. Già oggi facebook sa molto di noi, anche troppo, nel momento in cui gli utenti inizieranno ad usare questa cripto saprà praticamente tutto; oltre ai nostri gusti, oltre a poterci geolocalizzare, avrà probabilmente i nostri documenti (dovendosi conformare alle norme antiriciclaggio e al KYC), conoscerà come spendiamo i nostri soldi e potrà stimare qual è la nostra capacità di spesa. Se non fosse chiaro già così è come farsi installare una scatola nera sul groppone; buona parte di questi dati, poi, saranno inevitabilmente accessibili alle aziende che parteciperanno al consorzio e che gestiranno i nodi, molte delle quali non meriterebbero tutta questa fiducia. Più che un consorzio sembra l’armata delle tenebre che incombe in maniera decisamente inquietante sulle nostre vite; se di tutto questo si rendono (almeno si spera) perfettamente conto gli appassionati di criptovalute (che probabilmente finiranno con l’osteggiare questo progetto), è difficile credere che questo possa valere anche per gli ignari utenti che si troveranno ad usare questa nuova moneta senza nemmeno rendersi conto di cosa stanno facendo. Nonostante allo stato attuale tutte queste riflessioni si basino sostanzialmente su quelle che sono semplici indiscrezioni (di ufficiale ancora non si sa nulla), il quadro che si delinea è realmente inquietante; bitcoin (così come la stessa tecnologia blockchain) è nato per migliorare la privacy degli utenti, non per distruggerla definitivamente. Come comunità, quindi, credo siamo chiamati ad informare il più possibile gli utenti dei rischi che l’uso di questi strumenti comporta, come già abbiamo fatto con le numerose campagne che invitavano ad abbandonare la piattaforma di Zuckerberg, e a difendere ciò che abbiamo costruito in questi anni, l’idea, cioè, che sia necessario proteggere la privacy delle persone (in ogni ambito e settore) attraverso la creazione di infrastrutture decentralizzate che siano sotto il controllo diretto degli utenti e non di proprietà di un’azienda; è una bella sfida, non c’è che dire, difficile da vincere ma che, a conti fatti, non possiamo permetterci di perdere.