Criptovalute: la blockchain distruggerà l’e-commerce spazzando via i colossi come amazon e alibabà: ecco come e perché

I maggiori e-commerce, come amazon e alibabà, stanno per essere spazzati via dalla tecnologia che è alla base di bitcoin; come ho ripetuto diverse volte in altri miei articoli molti (soprattutto tra i media mainstream) continuano a guardare a questa tecnologia solo sotto il punto di vista economico/finanziario ma la verità è che il potenziale rivoluzionario della blockchain sta nella sua capacità di decentralizzare e disintermediare molto di più che non soltanto le istituzioni bancarie. Le implicazioni di questa tecnologia colpiscono qualunque settore dell’attività umana, inclusa la sfera politica, il fintech non è che uno dei primi risvolti che abbiamo visto, ma ve ne sono molti altri che avremo sicuramente modo di illustrare in altri articoli. In questo pezzo di oggi ci occuperemo di dimostrare come il modello di business dei grandi e-commerce sia già oggi superato e mostreremo come nel medio/lungo periodo la grande ondata della decentralizzazione travolgerà le aziende più grandi del settore spazzandole via; non è più quindi questione di capire se questo succederà, ma solo questione di capire quando questo succederà.

Amazon, alibabà, e-bay: un modello di business che nuoce a tutti

I grandi colossi dell’e-commerce si sono presentati sul mercato con la promessa (poi rivelatasi falsa, come vedremo) di aiutare i piccoli commercianti ad aprirsi ai mercati globali; a distanza di anni ormai anche i bambini hanno capito che le cose non stanno così e che questo modello di business nuoce a tutti, nessuno escluso. Partiamo dai venditori (o merchant che dir si voglia), è vero che gli e-commerce permettono loro di aumentare il fatturato? Assolutamente no. Le commissioni di vendita subiscono continui rialzi nel prezzo e questo erode la quota di profitto del commerciante; contemporaneamente il commerciante sostiene gli stessi identici costi che sosteneva prima di amazon e compagnia per quel che riguarda il mantenimento del magazzino e del negozio fisico, con la differenza che con l’arrivo dei grandi e-commerce la quota di vendite realizzate per mezzo del negozio fisico (dove non ci sarebbe alcuna commissione da pagare) è diminuita esponenzialmente negli anni. Come se non bastasse a rincarare la dose ci si mettono le commissioni che il venditore deve pagare per incassare i pagamenti con carta sui maggiori circuiti bancari; a tutto questo si aggiunge il rischio di truffa con tutto ciò che ne consegue (come ad esempio la chiusura del canale di vendita). Quindi non solo il venditore realizza meno profitto vendendo i suoi prodotti sui grandi ecommerce (perché il profitto è eroso dalle commissioni), non solo rischia di finire truffato ma può anche subire la beffa di una improvvisa chiusura del canale di vendita ad insindacabile giudizio di chi gestisce la piattaforma. E per gli utenti? A chi compra sui grandi e-commerce conviene no? Relativamente, conviene molto relativamente. Intanto perché una parte del risparmio realizzato viene divorato dalle spese di consegna, in secondo luogo perché è ormai acclarato che i prezzi proposti dagli ecommerce non sono statici ma cambiano a seconda dell’utente che li sta visualizzando. Grazie all’uso dei cookies, quindi, quello che succede è che all’utente più facoltoso viene mostrato un prezzo più alto, mentre a quello più squattrinato viene mostrato un prezzo più basso. Quello che però molti non sembrano aver capito è qual sia il vero obiettivo di queste piattaforme e cioè tagliare fuori i dettaglianti (i piccoli negozianti) per fare in modo che il produttore possa vendere direttamente al dettaglio sfruttando le potenzialità offerte dalla piattaforma. Questo non solo non genera un vero risparmio per l’utente finale (fa solo impennare i profitti di chi produce) ma crea danni a livello economico nell’economia di interi paesi; tutti noi assistiamo alla morte esponenziale dei piccoli bottegai, da prima per mano dei centri commerciali e più di recente per mano proprio degli e-commerce; meno commercio fisico si realizza all’interno del paese meno introiti fiscali ne ricava lo stato, più la pressione fiscale aumenta per tutti. Quello dei grandi e-commerce appare quindi un modello assolutamente insostenibile, che crea più danni di quanti benefici produca e che sta avendo un ruolo di un certo rilievo nella dura crisi economica in cui ci troviamo e che ha colpito più duramente proprio i piccoli commercianti.

Morte agli e-commerce! Come la blockchain spazzerà via un modello di business che nuoce a tutti

Con l’avvento della blockchain stanno nascendo come funghi piattaforme che consentono di gestire il commercio online senza pagare commissioni di alcun tipo o con commissioni sostanzialmente irrisorie; attualmente molti dei progetti in circolazione (li vedremo più avanti) non sono realmente decentralizzati ma nonostante questo le compagnie che li gestiscono e li sviluppano (almeno in questa fase) sembrano più interessate a guadagnare dalle fluttuazioni di prezzo che l’afflusso di liquidità gli garantisce che non dall’imposizione di commissioni particolarmente onerose. Il loro guadagno, quindi, proviene essenzialmente dal controllo della leva monetaria. Se poi, come appare verosimile, si svilupperanno vere e proprie piattaforme decentralizzate per il commercio online la ricompensa del mining sostituirà le commissioni liberando così i commercianti da ogni costo; vero è che a queste piattaforme si rivolgeranno anche i produttori, tentando di vendere direttamente al consumatore finale offrendo sconti, ma il piccolo commerciante locale potrà più facilmente tentare di colmare il divario con le tessere fedeltà, la consegna gratuita (in negozio o a domicilio), riducendo i tempi di consegna e offrendo al cliente la comodità di un referente fisico nella sua città in caso di problemi (l’utente potrebbe ad esempio esercitare il proprio diritto di recesso molto più facilmente dovendo rivolgersi a un negozio fisico presente nella sua città invece che scontrandosi con un grande produttore con sede all’estero). A tutto questo si aggiungono altre tematiche (tutte carte che il piccolo commerciante potrà giocarsi per contrastare il grande produttore) a cui i consumatori sono oggi estremamente sensibili come ad esempio lo sfruttamento del lavoro (i dipendenti della grande logistica non sono famosi per la qualità delle condizioni in cui lavorano), la riduzione dell’impatto ambientale (distribuire attraverso i venditori al dettaglio è più sostenibile a livello ambientale che dover distribuire direttamente ai singoli clienti) e la tutela degli interessi nazionali (la scomparsa dei piccoli negozi è un grosso problema praticamente in tutti i paesi del blocco occidentale ed uno dei primi motori della povertà dilagante). Il fatto che i grandi e-commerce vengano spazzati via e sostituiti da piattaforme per il commercio online decentralizzate rappresenta quindi, come abbiamo visto, un cambio di paradigma capace di riequilibrare in maniera sostanziale le storture che l’attuale modello ha generato e continua a generare.

Piattaforme decentralizzate per il commercio online: abbiamo un problema

C’è però un punto sul quale i grandi e-commerce sembrano essere capaci di offrire soluzioni migliori rispetto alle piattaforme decentralizzate e riguarda la gestione del rischio di essere truffati (sia lato utente che lato merchant); questa cosa però si rivela vera soprattutto per gli acquirenti (i quali possono godere di rimborsi molto rapidi) e meno vera per i merchant. Come abbiamo accennato, infatti, un utente male intenzionato (e capita spesso) ha diversi escamotage per truffare il merchant e farsi rimborsare l’importo pagato nonostante abbia già ricevuto la merce; questo ovviamente sempre a completo discapito del venditore che si ritrova in una situazione in cui alla piattaforma di verificare come stiano veramente le cose importa un fico seco. In queste situazioni il venditore si trova il negozio chiuso e l’importo della vendita automaticamente decurtato dal proprio conto (i forum sono pieni di questo tipo di lamentele da parte dei merchant). Ma come potrebbe gestire una piattaforma decentralizzata per il commercio online il rischio truffa? In molti modi diversi a dire il vero, alcuni dei quali non sono ancora stati completamente esplorati o resi noti al grande pubblico; di seguito proverò ad illustrare quindi quello che a mio parere è il modo più semplice per gestire il rischio truffa su una piattaforma decentralizzata, ma voglio comunque specificare che non necessariamente la soluzione adottata dagli sviluppatori sarà questa. Chi ha letto uno dei miei ultimi articoli dovrebbe conoscere molto bene come funziona lightning network; questo sistema si basa sostanzialmente sull’aprire un canale di pagamento previa il versamento di una somma d’anticipo sul canale stesso. Per eliminare il rischio frode le piattaforme decentralizzate per la vendita online potrebbero sfruttare lo stesso meccanismo; sia il venditore che l’acquirente, quindi, aprirebbero un canale di vendita versando una somma a copertura del rischio truffa e da quel punto in poi tutta la dinamica del processo di vendita verrebbe gestita come un semplice smart contract. Una volta che il processo di vendita si è concluso ed è andato a buon fine, quindi, il canale di vendita viene chiuso e le somme versate d’anticipo vengono riassegnate ai rispettivi titolari di quegli importi.

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E-commerce decentralizzati: i migliori progetti attualmente in circolazione

Basta una ricerca su un qualunque motore con la chiave “e-commerce decentralizzati” (in italiano, nemmeno in inglese) per vedersi restituire più di 40.000 pagine di risultati; come detto progetti di questo tipo ne nascono ogni giorno. In questo paragrafo voglio quindi presentarne giusto tre che sono anche quelli che a mio parere sembrano essere i più interessanti in questo variegato mondo.

Syscoin: lanciata nel 2014 (a partire dal codice di bitcoin) attualmente è già perfettamente funzionante e permette ai commercianti di vendere le proprie merci su blockmarket (una piattaforma ecommerce) con commissioni irrisorie o addirittura pari a zero; la sicurezza è garantita dalla richiesta di deposito che resta vincolato (come nell’esempio di cui ho parlato prima) fino a che l’intero processo di vendita non si conclude con successo. Utilizza una criptovaluta nativa ($SYS) ma è integrata per consentire di effettuare gli scambi usando anche una trentina di criptovalute differenti.

OpenBazaar: è più classicamente un marketplace P2P, integrato per consentire acquisti usando criptovalute, non integra una cripto nativa.

Elysian: vorrei concludere parlando un po’ di questo progetto di cui poco si sta discutendo nel nostro paese ma che a me pare molto interessante; è una piattaforma costruita su blockchain pensata per consentire a chiunque di realizzare negozi online e il cui aspetto più interessante è che oltre all’uso delle maggiori cripto (con possibilità di atomic swap) intende integrare intelligenza artificiale e realtà virtuale per rivoluzionare il mondo degli acquisti online. Attualmente in fase di lancio (con una ICO iniziata proprio quest’estate), sfrutterà una criptovaluta nativa per gestire le transazioni. Questo progetto ha sin da subito raccolto ottime valutazioni dai maggiori siti che si occupano di attribuire una sorta di rating alle varie ICO che vengono lanciate continuamente.

 

Conclusioni

 

Il mondo delle criptovalute, come abbiamo visto in questo articolo, esula dal mero fintech e la tecnologia blockchain offre vantaggi concreti praticamente in ogni attività umana; il commercio online rappresenta sicuramente una grande opportunità (sia per i consumatori che per i commercianti) ma il modello attuale basato sui grandi colossi che operano in regime di quasi monopolio presenta delle storture evidenti che non possono essere corrette in alcun modo. Occorre quindi ripensare il modello che si è imposto fino ad oggi è la struttura decentralizzata di ogni progetto blockchain degno di questo nome ci permette di fare proprio questo. Chiunque abbia un minimo di lungimiranza capisce bene come nel lungo periodo questo nuovo paradigma sia inevitabilmente destinato ad imporsi spazzando via il modello attuale. Ovviamente tutto questo non avverrà dalla sera alla mattina e i grandi colossi che dominano il mercato hanno oggi una posizione preminente dalla quale non sarà comunque facile scalzarli; tuttavia la storia della rivoluzione del web (per quanto breve e recente) ci dimostra chiaramente come in questo ambito nulla possa essere destinato a durare per sempre. Se nel bel mezzo del successo di myspace qualcuno avesse osato dire che non c’era futuro per quel sito avrebbe ricevuto un sacco di pernacchie, se anche solo 15 anni fa qualcuno avesse osato dire che yahoo sarebbe morto l’avrebbero rinchiuso in manicomio; più di recente, circa sei o sette anni fa, io stesso venivo deriso quando sostenevo che facebook avesse già un piede nella fossa, oggi chiunque può constatare che i giovani (che sono coloro che orientano il mercato in questo settore) stanno abbandonando facebook alla velocità della luce e che i teenagers ormai snobbano direttamente il social di zuckerberg orientandosi direttamente a piattaforme diverse da facebook. Alla luce di tutto questo, quindi, appare inevitabile la morte di colossi come amazon, e-bay e alibabà, ed anche se questo susciterà certamente l’ilarità di tante (troppe) persone incapaci di vedere aldilà del proprio naso ci sono chiari segnali che dimostrano, come detto, che non è più questione di capire se questo accadrà ma solo questione di capire quanto tempo ci metterà ad accadere.