Volkswagen userà la blockchain per tracciare la catena di approvigionamento

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La notizia è di giovedì e sancisce l’ingresso nel mondo della blockchain di quello che è uno dei primi gruppi industriali al mondo nella produzione di auto; ovviamente il nostro pensiero (insieme con un caro saluto) va a tutti quelli che “questa tecnologia non ha alcun caso d’uso concreto”. Ormai, in ogni caso, sembra essere sempre più evidente che la vera battaglia che segnerà la crescita di questa tecnologia a livello mondiale è quella tra i sistemi chiusi e proprietari e i sistemi aperti e decentralizzati. Volkswagen userà la blockchain IBM, realizzata utilizzando Hyperledger Fabric, che è quindi un sistema chiuso e centralizzato; poco male, in ogni caso, in questa fase è importante soprattutto che si diffonda l’uso della tecnologia, ci sarà spazio e tempo in futuro per impegnarci affinché i sistemi decentralizzati si impongano sul mercato. Lo scopo di Volkswagen è quello di mettersi in condizione di “rifornirsi responsabilmente” di minerali come il cobalto (per la cui estrazione è largamente diffuso il lavoro minorile, soprattutto in Congo), del progetto fa parte anche Ford. L’utilizzo della tecnologia blockchain per tracciare le catene di approvvigionamento aiuterà le aziende (non solo del settore automobilistico) a rispettare gli standard (anche etici) stabiliti dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) fornendo un registro permanente dei movimenti dei minerali al fine di avere un maggior controllo sui fornitori e sul loro modo di lavorare. La collaborazione con IBM include anche membri della società mineraria di cobalto Huayou, LG Chem e la società di revisione della supply chain di materie prime RCS Global. Nel suo comunicato stampa Volkswagen afferma che:

“I partecipanti alla rete, convalidati da RCS Global Group per il rispetto degli standard di approvvigionamento responsabili, possono contribuire e accedere a dati immutabili in modo sicuro e autorizzato per tracciare e registrare il flusso di minerali attraverso la catena di fornitura quasi in tempo reale”

Restano però i dubbi di larga parte della comunità che guardano con grande sospetto al lavoro di IBM, una perplessità che è giustificata dal fatto che tutti gli altri esperimenti portati avanti per tracciare la filiera alimentare si sono sempre rivelati essere più abili manovre di marketing che qualcosa di concretamente utilizzabile per garantire ai clienti l’effettiva capacità di controllare la filiera. Il dubbio, in altre parole, è che l’uso della blockchain possa essere finalizzato non tanto a rendere più etica la catena di approvvigionamento delle grandi industrie ma ad occultarne le responsabilità. Come andranno effettivamente le cose avremo modo di saperlo quando gli sviluppatori indipendenti avranno la possibilità di studiare per bene il codice e osservare attraverso l’explorer la catena di blocchi, li capiremo se si tratta di un tentativo onesto, realmente teso a migliorare la qualità delle fonti di approvvigionamento o se non si tratta ancora una volta del tentativo di un grande gruppo industriale di sponsorizzarsi attraverso il ricorso alla tecnologia blockchain.