Volano stracci tra la comunità su twitter tra Vitalik Buterin di Ethereum e Lina Seiche di BTSE

La comunità degli appassionati di criptovalute è probabilmente una delle più divertenti ed accoglienti sui social, tuttavia ogni tanto scoppiano polemiche feroci che assumono proporzioni gigantesche quando ad essere coinvolti sono alcuni dei membri che godono di maggior visibilità; è successo di nuovo in questi giorni, a seguito di una polemica iniziata da Vitalil Buterin, l’inventore di ethereum (per chi non lo sapesse). Buterin ha infatti reputato necessario rispondere alle critiche contro la piattaforma sulla sua natura centralizzata e per farlo ha attaccato frontalmente un’altra piattaforma, BTSE; in particolare Vitalik ha evidenziato quanto sia sciocco, e inutile, attaccare una piattaforma come ethereum per la sua presunta natura centralizzata, mentre le stesse persone che avanzano questo tipo di critica non dicono una sola parola su altri progetti che di decentralizzato hanno solo il nome. Nei suoi tweet Buterin ha tirato in ballo direttamente la piattaforma BTSE, cosa che ha fatto sentire in dovere la direttrice del marketing, Lina Seiche, di intervenire. La Seiche non c’è andata giù leggera, rimarcando come sia inaccettabile che si continui a descrivere ethereum come una piattaforma decentralizzata quando invece chiaramente non lo è, cosa che però non andrebbe intesa, a dire della responsabile del marketing di BTSE, ne come una critica ne tanto meno come un insulto.

Lina Seiche ha poi voluto mettere i puntini sulle i affermando che è ethereum ad essere presentata come una piattaforma decentralizzata, senza che lo sia realmente, mentre invece BTSE, che usa un sidechain della blockchain Bitcoin per la sua nuova vendita di token, non è mai stata pubblicizzata come una piattaforma decentralizzata; la Seiche, in altre parole, ha evidenziato come il problema non sia tanto se un progetto è decentralizzato o no, ma il modo in cui viene presentato che, in talune circostanze, appare essere fraudolento. Questo è grosso modo ciò che è successo e, sinceramente, trovo la discussione appassionante come un combattimento tra galli in un pollaio sovraffollato; quando in molti sosteniamo che è necessario che il mondo delle criptovalute maturi ancora molto intendiamo anche questo, non è accettabile che persone che hanno una così grande visibilità nella comunità finiscano col prendersi a pesci in faccia reciprocamente in pubblico, una cosa che non è neanche poi così rara. Sarebbe quindi opportuno che un po’ tutti si rendessero conto che il più delle volte è preferibile lasciar cadere determinate provocazioni che non suscitare un putiferio via social che finisce inevitabilmente per attirare l’attenzione anche di chi è estraneo a questo mondo e che potrebbe decidere di restarlo ancora molto a lungo grazie a questi spettacoli indecorosi. E’ entro certi termini persino irrilevante se un progetto sia più o meno decentralizzato, così come sarebbe il caso di rispettare l’intelligenza della comunità e lasciare che siano i singoli individui a decidere cosa pensano senza tentare di influenzarli; la sensazione, in caso contrario, è che si tenti di contendersi la liquidità presente sul mercato a suon di colpi sotto la cintura, aprendo così a una serie di riflessioni sul mercato che invece di attrarre nuovi utenti non fa che allontanarli. Avete mai visto, per esempio, i CEO di due banche concorrenti litigare come dei ragazzini sui social? Raramente. Certo, anche nel mondo bancario ogni tanto vola qualche parola di troppo, ma si tratta di casi rari, in linea di massima le banche si guardano bene dal pestarsi i piedi a vicenda; il motivo è semplice e credo lo capisca chiunque, se il CEO di una banca si mettesse a strepitare sui social che una banca concorrente sta truffando i correntisti ad uscirne demolito sarebbe tutto il sistema bancario. Sarebbe quindi il caso che qualcuno si prendesse la briga di spiegare a questi ragazzi che siamo ormai nel 2020, che le criptovalute esistono da più di 11 anni e che se vogliamo che questo settore cresca ancora forse è il caso che le persone che lavorano sui vari progetti la smettano di screditarsi reciprocamente.