Una blockchain per gestire le falde acquifere, l’idea viene dalla California

Se n’è parlato diffusamente in un articolo pubblicato oggi su wired, l’idea, proveniente dalla California, è quella di usare una blockchain per gestire il patrimonio delle falde acquifere nello stato; andiamo però con ordine e proviamo a spiegare da dove nasce questa intuizione. Non tutti sanno che la California è uno dei principali produttori agricoli negli USA, la zona centrale dello stato, chiamata central valley, è ricca di fattorie e qui viene prodotta larga parte del cibo che ogni giorno viene consumato in America; è proprio l’agricoltura, quindi, la prima attività economica dello stato, che poi esporta nel resto del paese la propria produzione.

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Gestire le falde acquifere con la blockchain

La situazione è questa da sempre, da sempre la California è stata il principale stato per produzione agricola negli USA, ma oggi le cose stanno cambiando rapidamente; l’agricoltura intensiva, infatti, richiede grandi volumi di acqua che però negli ultimi anni, complice la siccità, stanno venendo meno portando a fallimento centinaia, forse migliaia, di grandi e piccoli produttori. Ad aggravare ulteriormente la situazione è arrivata la siccità che svuota i corsi d’acqua e costringe gli agricoltori a scavare pozzi per attingere direttamente dalle falde; mentre però l’uso delle acque di superficie è strettamente regolamentato manca una normativa di riferimento per lo sfruttamento delle falde, da qui l’intuizione di usare una blockchain per trovare una soluzione rapida al problema. Già oggi gli agricoltori devono costituirsi in consorzi per poter estrarre dal sottosuolo l’acqua che gli serve per la loro attività, ma questo genera grande litigiosità e, in mancanza di un quadro normativo chiaro, anche abusi di vario tipo; inoltre serve un monitoraggio attento dei consumi perché il rischio, in caso contrario, è che l’elevato consumo di acqua prosciughi anche le falde sotterranee, lasciando lo stato praticamente a secco.

La situazione è realmente drammatica, ci sono interi paesi nel centro della California dove ormai da tempo non arriva una goccia d’acqua e le associazioni benefiche consegnano a una popolazione stremata qualche bottiglia d’acqua per permetterle di andare avanti; molti sono già andati via, chi ha potuto ha venduto le fattorie, altri semplicemente hanno cambiato città e lavoro, continuando a sperare che la situazione migliori, ma la situazione sembra destinata a continuare a peggiorare. Da qui l’idea di usare una blockchain per gestire le falde acquifere e il consumo di acqua, in questo modo non solo si avrebbero dati certi e non manipolabili sui volumi d’acqua consumati dai diversi agricoltori, ma si potrebbe anche monitorare lo stato di salute delle falde e decidere collettivamente come usare questo tipo di risorsa impiegando gli algoritmi di consenso.

Lo scenario non è però così entusiasmante come potrebbe sembrare, quello che si sta ipotizzando, infatti, è una specie di mercato dell’acqua dove quindi il rischio è che alla lunga solo i gruppi più ricchi riusciranno a impossessarsi di questo bene fondamentale, lasciando tutti gli altri a secco; certo, c’è da sperare che gli agricoltori userebbero in maniera responsabile questo patrimonio comune, ma sforzandosi di essere realistici appare chiaro che gli interessi in ballo sono così importanti che alla fine è quasi inevitabile che gli interessi privati finiscano col prevalere sulle esigenze della collettività.

Insomma, anche se l’idea di gestire il patrimonio di acqua sotterranea presente in California attraverso una blockchain è senz’altro una notizia entusiasmante per gli appassionati di questa tecnologia bisogna anche ammettere che lo scenario che si profila dietro a questa idea appare in un certo senso terrificante; la blockchain, infatti, può offrire delle garanzie in termini di trasparenza e accesso ai dati, può persino semplificare la governance, permettendo alle persone di coordinarsi più facilmente semplificando i processi decisioniali, ma non offre alcuna garanzia sull’eticità delle decisioni che vengono prese. L’idea di un futuro (neanche troppo lontano) in cui l’acqua diventerà un bene scarso, cui solo le persone più facoltose riusciranno ad accedere con regolarità, solleva molte perplessità oltre che una profonda inquietudine.

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