Telegram chiede tempo fino a un massimo di sette settimane per fornire i dati finanziari richiesti nella causa con la SEC

L’ultima puntata di quella che si configura essere già il tormentone di questo 2020, la causa che vede coinvolta telegram e la SEC, aveva visto il colosso dei servizi di messaggistica rifiutare la richiesta avanza dalla SEC di visionare i documenti che attestano come i soldi ricavati per mezzo della ICO di Gram sono stati spesi; Telegram aveva risposto che tali informazioni, avendo di recente cambiato banca, non erano più nella sua disponibilità. Adesso i legali di Telegram sono tornati sulla questione, nel corso dell’udienza svoltasi ieri, ed hanno affermato di avere bisogno da un minimo di 5 a un massimo di 7 settimane di tempo per recuperare tali informazioni; stando a quanto affermato da telegram, infatti, sono in ballo qualcosa come 4600 transazioni che hanno coinvolto quasi 800 entità, tra persone fisiche e giuridiche, per cui adesso sarà necessario verificare le regole di compliance di ben 12 differenti giurisdizioni prima di poter fornire quei dati alla SEC. In pratica, essendo coinvolti anche soggetti terzi, che nulla hanno a che vedere con la causa in corso, i legali di Telegram vogliono preventivamente assicurarsi che fornendo i dati di tali transazioni alla SEC non finiranno per ledere il diritto alla privacy dei soggetti che sono controparte attiva di quelle stesse transazioni.

Per lo stesso motivo, non a caso, il tribunale aveva rigettato la richiesta di nuova documentazione da parte della SEC, ma non aveva considerato tale richiesta superflua; Telegram, quindi, dovrà comunque dimostrare che il denaro ricavato dalla ICO di Gram (poco meno di 2mld di dollari) sia stato speso lecitamente, ma è corretto che preventivamente ci si assicuri di non ledere il diritto alla riservatezza di alcuna delle persone coinvolte. In attesa che venga sentito in aula Pavel Durov, fondatore di telegram, non resta che armarci di molta pazienza perché questa storia sembra destinata a durare ancora molto a lungo; questo, però, è un problema non da poco perché gli investitori, che avevano deciso di concedere altro tempo a telegram per chiarire la situazione, questa primavera potrebbero anche decidere di avvalersi della clausola che gli da diritto, a causa del ritardo nella quotazione dei token (attualmente bloccata proprio dalla SEC), a un rimborso che, comunque, non coprirà l’intero importo versato ma il qualcosa come il 75%. Da questa storia, per concludere, potrebbero uscire tutti sconfitti, gli investitori, che potrebbero perdere il 25% del loro denaro se decidessero di non voler attendere la conclusione del processo, e la stessa telegram che potrebbe veder volare via la raccolta da 1,7mld di dollari effettuata per mezzo della ICO di un anno fa.