Si studia una blockchain per contrastare il fenomeno dei video DeepFake, a lavorarci la Axon Enterprise

Grazie a un articolo pubblicato ieri su Reuters scopriamo che la società Axon Enterprise, una delle principali committenti USA per servizi di sicurezza, ha messo in cantiere un progetto blockchain per contrastare il fenomeno dei video Deepfake; sarebbe una buona notizia se non fosse che, all’interno dello stesso progetto, la medesima società sta anche tentando di implementare tecnologie per il tracciamento dei dati e per mettere in rete le camere di sicurezza il che, tradotto in parole povere, significa che c’è il rischio che la stessa infrastruttura venga usata non solo contro i deepfake ma anche per il monitoraggio di massa dei cittadini. Axon, infatti, sta esaminando l’uso della blockchain per verificare l’autenticità dei filmati della polizia e, nel fare questo, sta sostanzialmente cercando di sviluppare un sistema che permetta di archiviare, accedere ed usare tali immagini che, come ben possiamo immaginare, non sempre verranno usate in maniera legittima. In un recente articolo apparso su cointelegraph è Julia Magas (ricercatrice e giornalista) a scrivere che la possibilità di analizzare continuamente i dati, attraverso l’uso di intelligenze artificiali, diventa possibile anche un accesso intensivo a quegli stessi dati e la loro condivisione; tuttavia le implicazioni sono ben più inquietanti di quanto molti siti non stiano riferendo. Immaginiamo ad esempio con quanta facilità un governo potrebbe procedere all’arresto dei dissidenti semplicemente grazie all’ausilio delle telecamere di sicurezza, risalendo all’identità dei soggetti che hanno partecipato ad una determinata manifestazione semplicemente incrociando i dati delle telecamere con l’archivio delle foto che vengo rilasciate per richiedere i documenti di identità. Tutto questo, chiaramente, ha implicazioni enormi, e se da un lato questa tecnologia permetterà sicuramente di migliorare la sicurezza delle città dall’altro è difficile credere che non verrà utilizzata anche per reprimere il dissenso.