Ripple sempre più nella bufera: tra problemi legali e accuse di speculazione adesso gli attacchi arrivano anche via social

Ripple, come chi segue il mercato delle cripto sa benissimo, è sicuramente una delle monete più controverse, capace di calamitare fortissime antipatie e, al contempo, di costruire una rete di sostenitori accanitissimi (che sui social trovate all’hashtag RippleArmy); il progetto è sempre stato al centro di critiche e accuse feroci, anche perché, come noto, stiamo parlando di quella che comunemente viene definita la cripto delle banche. Nelle ultime settimane, però, la situazione si sta ulteriormente aggravando e ripple si sta ritrovando continuamente al centro della bufera; come se non bastassero le varie cause in corso, l’arrivo di un concorrente pericoloso come libra e la possibilità, sempre dietro l’angolo, che gli USA decidano di considerare XRP alla stregua di una obbligazione adesso gli attacchi arrivano anche via social. In particolare la comunità non sembra più intenzionata ad accettare le massicce vendite di token che con cadenza mensile vengono usate per finanziare la strategia di crescita aziendale ma che, conseguentemente, provocano continui ribassi nel prezzo (almeno per quanto riguarda la coppia con bitcoin). La questione è rimasta sotto traccia, covando sotto la cenere, per tutto il corso di questo 2019 fino a quando, con un tweet pubblicato il 26 agosto, un utente particolarmente noto nella comunità, lo trovate su Twitter col nick @CryptoBitlord (ma se siete appassionati di cripto probabilmente lo conoscete già), ha deciso di prendere la questione di petto scrivendo ai suoi follower che:

“Sto pensando di investire in XRP, non è accettabile doverci preoccupare del dumping dei fondatori, facciamo uno sforzo come comunità per risolvere questa situazione, Retweetta se condividi

Personalmente non ho preso sul serio questa dichiarazione di CryptoBitlord per il semplice fatto che parliamo di utente molto ironico, che spesso prende di mira ripple e la sua comunità (sempre per divertirsi, mai con cattiveria), di conseguenza ho pensato che stesse, come suo solito, semplicemente giocando. La cosa, però, non era affatto un gioco, è stata creata per l’occasione una petizione su change.org che ha raccolto molto velocemente qualche migliaio di firme. La cosa si è poi ingigantita progressivamente fino ad arrivare alla giornata di oggi, in cui con un tweet diretto direttamente al CEO di ripple, CryptoBitLord ha comunicato all’azienda che darà 60 giorni di tempo per smettere di vendere token per finanziare la crescita aziendale, in caso contrario la comunità si muoverà per avviare una massiccia campagna di acquisizione dei token. Qui mi fermo un attimo perché la questione mi pare francamente paradossale, oltre che sconclusionata; in che modo, vorrei capire, acquistare massicciamente XRP dovrebbe rappresentare un problema per ripple? E soprattutto per quale motivo la cosa dovrebbe rappresentare un deterrente al proseguimento della strategia volta a finanziare i progetti di ripple per mezzo della vendita di XRP? Insomma, la sensazione è che CryptoBitLord stia veramente solo trollando la comunità che supporta ripple, direi anche con ottimi risultati. Altre due cose andrebbero notate, la prima riguarda il fatto che già un paio di mesi fa la stessa Ripple, in risposta all’accusa di aver gonfiato i volumi sulle piattaforme di scambio, aveva comunicato l’intenzione di rallentare la vendita mensile di monete, inoltre l’ultimatum di 60 giorni imposto via twitter da CryptoBitLord scade, guarda un po’ che strano, proprio nel mese di ottobre, esattamente nel momento in cui (come abbiamo scritto nella nostra analisi di oggi) il cuneo rialzista che si è venuto a formare arriverà al suo culmine toccando anche il supporto a 1000 satoshi che molti trader hanno ormai da settimane dichiarato essere il punto di destinazione più probabile dell’attuale ciclo ribassista di XRP. La situazione, però, sembra destinata a continuare a degenerare, cosa che ha spinto, qualche ora fa, lo stesso Garlinghouse (il CEO di ripple) a intervenire pubblicamente su twitter per tentare di ristabilire un minimo di calma; intanto, ha spiegato il CEO, la vendita mensile di XRP ha consentito di dare vita a progetti che, in un’ottica di lungo periodo, consentiranno alla moneta di sostenere il suo prezzo, creando casi d’uso concreti e piattaforme che per funzionare hanno bisogno di spendere XRP. Negli stessi tweet, poi, Garlinghouse evidenzia come tali vendite siano già nettamente diminuite, tanto che il tasso di inflazione dell’offerta circolante di XRP sarebbe attualmente più basso sia di ETH che di BTC. Per quanto riguarda invece la possibilità che XRP venga equiparata a un’obbligazione, invece, il CEO ha preferito restare sul vago, non poteva fare del resto altrimenti essendoci una causa in corso, ma ha comunque voluto precisare l’assurdità di questo punto di vista. Difficile comunque che l’intervento di Garlinghouse basti da solo a riportare la calma nella comunità, più probabile, invece, che queste polemiche si spengano nel momento in cui XRP dovesse finalmente uscire da questo lungo trend ribassista e tornare a regalare profitti agli investitori.