Psicologia: cosa si intende per Bias nel trading e a cosa si riferisce

A volte, quando le situazioni si complicano, la cosa migliore da fare è… non fare niente. Può sembrare assurdo, visto che è insito nella natura umana cercare di intervenire per cambiare il corso degli eventi. Eppure certe volte un eccesso di azione è controproducente. Facciamo un esempio concreto: vi è mai capitato di trovarvi imbottigliati nel traffico e decidere, esasperati, di prendere una strada alternativa, per poi rendervi conto di averci messo più tempo di quello che avreste impiegato aspettando che l’ingorgo si risolvesse?

La “tendenza all’azione”, definita “action bias” , è difficile da contrastare e ci sono molte ricerche a dimostrarlo: per esempio, uno studio pubblicato sul Journal of Economic Psychology evidenzia come, nel gioco del calcio, i portieri tendano a saltellare da una parte all’altra della rete pur non potendo prevedere da che parte arriverà il tiro, mentre è dimostrato che l’atteggiamento più efficace sarebbe quello di rimanere fermi al centro della porta.

La stessa dinamica psicologica avviene negli investimenti: entrare in azione non appena le cose cambiano, ovvero vendere ai primi segnali di calo o, al contrario, acquistare sull’onda di un rally, può rivelarsi rischioso per l’operatore. Del resto l’imprevedibilità è una caratteristica distintiva dei mercati finanziari, soprattutto di quelli virtuali,  che salgono e scendono velocemente. Azzeccare il market timing perfetto e beneficiare delle oscillazioni è complicato.

Spesso è sufficiente porsi la domanda: “sto capendo gli aspetti fondamentali di questa situazione? ” Se la risposta è “no”, vale la pena attendere. Il momento dell’inattività non andrebbe però sprecato, ma utilizzato per riflettere su quello che sta accadendo, per arrivare a una decisione migliore. In queste occasioni, l’approccio adatto potrebbe consistere nel lasciare che le cose evolvano e aspettare che la situazione diventi chiara. Il tutto pensando attentamente agli elementi a nostra disposizione prima di prendere una decisione. Di fatto, si è convinti che agire sia meglio che non fare niente. Ma talvolta può essere vero il contrario.

D’altronde, tutti noi siamo tutt’altro che efficienti e razionalmente inappuntabili come troppo spesso ci piace credere. La nostra mente, per risparmiare tempo ed energie e prendere in fretta le decisioni, ha imparato a usare delle scorciatoie. Lo ha imparato molti millenni fa, quando lo scarto anche di un solo secondo poteva fare la differenza tra la vita e la morte. Il punto è che questa eredità, un tempo preziosa, non è sempre un bene oggi. Perché spesso e volentieri i nostri bias ci conducono dritti tra le fauci di scelte sbagliate.

Bias cognitivo

Il think tank di Economia comportamentale.it ci ricorda, citando Wikipedia, che il bias cognitivo è “un giudizio non necessariamente corrispondente all’evidenza, sviluppato sulla base dell’interpretazione delle informazioni in possesso, anche se non logicamente o semanticamente connesse tra loro, che porta dunque a un errore di valutazione o a mancanza di oggettività di giudizio”. Secondo le stime di diversi studiosi, la nostra mente sarebbe soggetta a più di un centinaio di bias cognitivi, e alcuni di questi pesano sulle decisioni finanziarie che prendiamo giornalmente. Nel mucchio c’è anche il cosiddetto bias di conferma o confirmation bias.

Il confirmation bias

Il bias di conferma è in sostanza la tendenza a sovrastimare gli elementi che rafforzano la presunta correttezza di una nostra idea o inclinazione. Per esempio, quando su un certo asset tendiamo a leggere articoli o a vedere trasmissioni televisive che convalidano quello di cui in fondo siamo già convinti. Che ci dicano, insomma, quello che vogliamo sentirci dire. Questo, in realtà, ha molte implicazioni per chi investe. Così, se sono attratto da una cripto per via del rally in corso, tenderò a cercare opinioni e consigli che confermino che è proprio il momento giusto per entrare a mercato.

Un mix micidiale

I bias quasi mai agiscono da soli: molto più spesso si combinano con altri bias. Quello di disponibilità, ci porterà a dare maggiore rilievo alle news più recenti o che più si sono guadagnate le prime pagine. Questi cortocircuiti chiariscono non soltanto perché si verificano le truffe finanziarie, ma anche perché nessuno di noi, per quanto intelligente e sveglio e in gamba possa essere, ne è del tutto immune. Il “troppo bello per essere vero” a volte è così bello che vogliamo crederci con tutte le nostre forze e, senza rendercene conto, facciamo pochissimi o addirittura nessuno sforzo per trovare controprove o smentite. Il guaio è proprio questo: e cioè che pochi di noi sanno di essere afflitti da questi bias, incluso quello di conferma. Basti pensare che veramente pochi traders retailis conoscono il significato di Bias.

La consapevolezza è la salvezza

Prendere atto dell’esistenza del bias di conferma e mettere a fuoco le situazioni in cui si può operare è un primo passo per contrastarlo. Rendiamoci dunque cauti nell’assumere decisioni di trading  e soprattutto cerchiamo di ascoltare punti di vista diversi da quelli che sentiamo più in sintonia con le nostre idee. Pertanto, prima di ordinare una posizione in piattaforma, potrebbe essere utile valutare la scelta facendo finta di essere un osservatore disinteressato. Considerare tutta la situazione dall’esterno può rivelarsi una soluzione.

Di Vincenzo Augello