Pagare il caffè in bitcoin: cripto-twitter svela l’accordo tra Starbucks e bakkt

Starbucks blockchain

Chi frequenta l’ambiente delle criptovalute da abbastanza tempo ricorderà senza difficoltà di quando si diceva che “non sarà mai possibile pagare un caffè in bitcoin”; così la vedevano (e la vedono ancora) quasi tutti i detrattori delle criptovalute, tra i quali, immancabilmente, troviamo anche alcuni dei massimi esperti di economia a livello mondiale. Di conseguenza la notizia che ha agitato la comunità su twitter nelle ultime ore ha suscitato, comprensibilmente, una certa ilarità. Sembra in fatti che ci sia un accordo (segreto per modo di dire) tra la nota catena di caffetterie in franchising Starbucks e bakkt per consentire ai clienti di pagare i loro ordini in bitcoin; ma andiamo con ordine e facciamo il punto della situazione. I bitcoiners da mesi vivono col fiato sospeso la possibilità che bakkt venga autorizzata dalla SEC ad emettere futures bitcoin, si tratta infatti di un passaggio fondamentale per la diffusione di massa delle criptovalute; nonostante i ritardi, i tentennamenti, le voci di corridoio relative a un’imminente approvazione da parte della SEC (sempre smentite alla prova dei fatti), bakkt continua ad operare in modo assai intelligente e a prepararsi il terreno per quando i futures bitcoin verranno finalmente approvati. L’accordo in questione, quindi, permetterà agli utenti di utilizzare bakkt come mezzo di pagamento per i loro ordini presso Starbucks, la caffetteria convertirebbe istantaneamente i bitcoin in dollari, quindi in pratica nella gestione a livello operativo della loro attività cambierebbe sostanzialmente quasi nulla, ma sarebbe comunque una leva formidabile per la diffusione di bitcoin. Ma perché il colosso delle caffetterie americane avrebbe sottoscritto questo accordo? Ovviamente perché ci guadagnerebbe. Secondo quanto emerso Starbucks avrebbe acquistato una grossa quantità di azioni di bakkt (non si sa precisamente quante), l’accordo quindi rientrerebbe all’interno di una collaborazione più grande tra le due aziende, capace di portare benefici ad entrambe. In pratica Starbucks, essendo azionista di bakkt, ha precisi interessi nel favorire la crescita e la diffusione di questo sistema di pagamento e il modo migliore per farlo è proprio consentire ai propri clienti di acquistare i loro prodotti usando bakkt come mezzo di pagamento (e quindi solo di conseguenza bitcoin). Insomma, non si tratta certamente della volontà di favorire il passaggio a un economia più sana, orizzontale, in cui le persone possano avere il pieno controllo sul proprio denaro bypassando le banche ma, come al solito, sono in ballo precisi interessi economici; poco male in ogni caso, perché se riusciremo a costruire un nuovo sistema economico (più sano e più egalitario) lo dovremo, paradossalmente, proprio alla sete di profitto di molti. L’opportunità di guadagnare soldi (tanti soldi) diventa quindi la leva principale per il passaggio verso un nuovo modello di economia (quello che io chiamo cripto-economia); come recita un vecchio adagio “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi”, ecco, i bitcoiners invece fanno sia le pentole che i coperchi.