L’Iran legalizza il mining di criptovalute, dal rischio di ban all’apertura totale in meno di un anno

L’Iran, negli anni scorsi, era stato un osservato speciale degli appassionati di criptovalute anche perché veniva considerato uno di quei paesi in cui il rischio di un ban generalizzato di ogni tipo di attività connessa alle valute virtuali era considerato tra i più alti al mondo; negli ultimi mesi, poi, spesso ci siamo ritrovati qui a raccontare come questo paese iniziasse ad essere insofferente all’attività di mining, anche in virtù del fatto che il consumo elettrico nel paese è sovvenzionato dallo stato. Le cose, però, hanno iniziato a cambiare quando, con l’arrivo di Trump, è ripreso l’accerchiamento internazionale dell’Iran e, con esso, anche le sanzioni con conseguente isolamento, che hanno spinto il paese a rivedere alcune sue posizioni tra le quali, appunto, quelle sulle criptovalute. All’improvviso, in altre parole, per l’Iran bitcoin e i suoi fratelli diventavano ottimi strumenti per eludere le sanzioni americane; che le cose fossero cambiate, quindi, era noto, ma nessuno si aspettava che lo fossero così tanto da spingere l’Iran a legalizzare l’industria mineraria nel paese. Secondo quanto si apprende dalla Mehr News Agency, con un articolo pubblicato oggi, il governo ha autorizzato l’estrazione di criptovaluta come attività industriale durante una sessione del gabinetto della domenica presieduta dal presidente Rouhani, con la conseguenza che, da questo momento in poi, per minare in Iran bisognerà richiedere una apposita licenza. È lo stesso Mehr News a rilevare come molti esperti stiano interpretando quanto accaduto come il primo passo verso la legalizzazione delle criptovalute in Iran, anche perché, come dicevamo, al governo appare chiaro quanto questi strumenti possano essere utili per contrastare l’impatto delle sanzioni statunitensi sul paese. Le fonti locali evidenziano comunque che l’uso delle criptovalute come mezzi di pagamento all’interno del paese rimane vietato e che chi opera in questo settore dovrebbe sentirsi responsabilizzato ad assumere tutti i rischi del caso senza illudersi minimamente di poter ricevere supporto a livello sia finanziario che politico dalle istituzioni locali. Resta ignoto un punto della questione, pure molto rilevante, e precisamente quello che riguarda il costo dell’elettricità per chi otterrà la nuova licenza prevista per il settore minerario; attualmente, come accennato, il consumo elettrico è sovvenzionato dal governo, per cui l’elettricità ha costi irrisori. Da tempo si discute della possibilità di far pagare un prezzo maggiore ai miners di criptovalute, ma occorre capire se una mossa di questo tipo non finirebbe col rendere il paese molto meno attrattivo per i minatori. In pratica, se con questa mossa il governo iraniano conta di fare un po’ di cassa facendo pagare ai minatori un sovrapprezzo per l’elettricità consumata, questa è sicuramente una buona idea, a patto che il sovrapprezzo non sia eccessivo, in tal caso semplicemente minare in Iran diventerebbe antieconomico.