La regolamentazione delle criptovalute deve essere meno paternalistica, a sostenerlo è il commissario della SEC

Hester Peirce, commissario della SEC (la commissione titoli e scambi USA, in pratica l’equivalente della nostra consob) e famosa nella comunità col soprannome di “mamma cripto” per le sua nota inclinazione ad essere particolarmente amichevole nei confronti di questa tecnologia, è intervenuta nel corso del vertice DACOM tenutosi nella giornata di ieri a New York e, durante una sessione di domande e risposte con la platea sul futuro della regolamentazione del mercato, è tornata a difendere il fintech da una visione che troppo spesso scade nel paternalismo. Rispondendo alle varie domande Hester Peirce ha prima di tutto voluto ringraziare la comunità per il grande affetto che le ha dimostrato ed ha poi sostenuto che, man mano che il tempo passerà, le criptovalute a suo parere inizieranno ad essere percepite sempre di più per ciò che sono nate per diventare, cioè la moneta del web. Il passaggio di maggiori rilievo nell’intervento del commissario, però, è sicuramente quello in cui ha criticato un approccio eccessivamente paternalistico sia delle istituzioni sia degli stessi cittadini americani; più in particolare la Peirce ha dichiarato che:

“Francamente, a volte la SEC ha bisogno di una spinta dal Congresso, ma se desideriamo che il governo sia più lungimirante quando parliamo di innovazione allora questo implica che se qualcosa non dovesse andare come previsto non puoi a quel punto correre dal governo a chiedergli perché non ti abbia protetto da te stesso”

Insomma, la Peirce evidenzia come per dare un reale impulso alla crescita di questo come di altri settori è necessario responsabilizzare tutti gli attori protagonisti, a partire dalla SEC, che dovrebbe imparare a prendere l’iniziativa anche quando non viene appositamente pungolata dal governo, fino ad arrivare al cittadino che deve imparare invece ad assumersi le proprie responsabilità. Un concetto estremamente familiare alla comunità delle criptovalute che, tranne qualche rara eccezione, è perfettamente consapevole di non avere alcuna “protezione” istituzionale e che ogni errore che viene fatto su questo mercato andrà pagato in prima persona; sappiamo benissimo che il mercato è soggetto a manipolazioni (ma questo non vale solo per le cripto), sappiamo benissimo che la sicurezza dei nostri fondi fa capo a noi stessi, che non esiste una banca che ci protegga dal rischio di essere derubati o che ci indirizzi verso quali asset investire. Chi opera in questo settore è perfettamente consapevole dei rischi e non può pretendere, nel momento in cui perde il proprio denaro, di essere tutelato in alcun modo dalle istituzioni; semplicemente avrebbe dovuto pensarci prima ed evitare, come del resto la comunità consiglia sempre a tutti, di investire più di quanto non fosse disposto a perdere oppure non investire affatto.