La piattaforma di scambio di criptovalute bittrex international bloccherà l’operatività degli utenti residenti in 30 paesi

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A riferirlo è l’edizione in lingua spagnola di cointelegraph, con un articolo pubblicato nel fine settimana; secondo quanto si apprende il ramo internazionale di bittrex, bittrex international, che a differenza della casa madre statunitense ha sede a Malta, intende sospendere l’operatività degli utenti residenti in ben trenta differenti paesi. L’exchange ha già inviato una comunicazione agli utenti coinvolti inviando una mail con la quale chiede loro di prelevare i propri fondi entro il prossimo 29 ottobre, data che coinciderà con la chiusura degli account. La lista, parziale, diffusa da cointelegraph con l’elenco dei paesi coinvolti da questa decisione comprende stati come:

Venezuela, Afghanistan, Egitto, Bosnia, Cambogia, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Costa d’Avorio, Tunisia , Etiopia, Uganda e Yemen

Sul sito ufficiale di bittrex non è presente alcuna informazione, non è quindi dato di sapere, per ora, quale sia l’elenco completo dei paesi coinvolti da questa decisione ne i motivi per cui sia stata presa. Probabilmente il motivo è da imputarsi alle decisioni prese dal governo americano in merito alle normative antiriciclaggio, ma potrebbero esserci dietro anche motivazioni di carattere geopolitico; oltre al Venezuela, che come noto sta subendo da tempo le sanzioni imposte unilateralmente dagli USA, diversi paesi in lista hanno legami storici con la Cina (altro paese con cui gli americani sono ai ferri corti) mentre per altri paesi potrebbero essere finiti in una sorta di black list americana per fenomeni riconducibili al terrorismo internazionale. Del resto appare scontato che bittrex, di suo, non avrebbe alcun interesse ad estromettere tutti questi paesi dalla propria piattaforma, tanto più un paese come il Venezuela che è notoriamente uno dei principali mercati di bitcoin al mondo dopo che il bolivar (la valuta fiat venezuelana) è collassato sotto il peso dell’iper-inflazione; l’unica motivazione credibile, quindi, è che l’exchange abbia subito pressioni da parte del governo americano tali da costringerlo sostanzialmente a prendere questa decisione. Per adesso non ci sono ulteriori notizie ne aggiornamenti in merito a questa faccenda, speriamo però di poter chiarire ulteriormente la situazione nei prossimi giorni, magari a seguito di un comunicato ufficiale da parte dell’exchange.