LA DIFFERENZA TRA INDICATORI ED OSCILLATORI NEL TRADING (PARTE 2)

Un altro scopo per cui vengono utilizzati gli oscillatori e gli indicatori è quello di generare segnali operativi. Nello specifico quasi tutti gli indicatori e gli oscillatori permettono di ottenere segnali tecnici d’entrata a mercato e gran parte dei trader inizia a negoziare sulla base di questi market timing. La ragione consiste nel fatto che i segnali generati da un oscillatore sono estremamente semplici da ricavare ed interpretare.

Non occorre essere Warren Buffett per riconoscere un incrocio rialzista sullo stocastico, oppure un RSI inferiore ad un determinato valore. In realtà i modelli operativi basati esclusivamente sui segnali tecnici generati dagli indicatori non sono affidabili e profittevoli al 100%. Mentre  i segnali operativi prodotti dagli oscillatori necessitano di essere opportunamente filtrati e contestualizzati prima di essere eseguiti.

Non dovrebbe essere sottovalutato inoltre come alcuni oscillatori, ad esempio l’ATR, vengano usati per quantificare ed ottimizzare il capitale destinato alla singola operazione, rapportandolo alla volatilità che in quel momento è presente sul mercato. La logica di questa metodologia è quella di ridurre la quantità di denaro in un momento caratterizzato da elevata volatilità, in modo da contenere l’esposizione al rischio, oppure da incrementare la quantità di denaro investito quando la volatilità è ridotta o inferiore a determinati valori.

La maggioranza dei trader in proposito usa uno stop loss fisso e rigido, definendo a priori un valore percentuale oppure monetario applicandolo ad ogni operazione, indipendentemente dal contesto del mercato. Invece si rivela spesso più efficiente adottare uno stop loss adattato alla volatilità.

Anche in questo caso la logica è ridurre l’ampiezza dello stop loss in un momento caratterizzato da ridotta volatilità e, al contrario, aumentarne il valore nelle fasi in cui la volatilità è elevata, oppure superiore a certi valori. Dal lato concreto, gli indicatori e gli oscillatori sono preziosi nella gestione della posizione, in quanto si rivela quasi sempre saggio adattare il” take profit” ed il “trailing profit” alla volatilità del momento.

L’obiettivo degli strumenti in questione è rendere più efficiente l’operatività e ottimizzare il rapporto di rischio–rendimento. Durante una fase che si caratterizza per una ridotta volatilità, è spesso opportuno ridurre l’entità del “take profit”, mentre al contrario, in una situazione di elevata volatilità è generalmente utile aumentarne l’ampiezza, per cercare di cogliere un maggiore guadagno. Allo stesso tempo un trader potrebbe ritenere utile ridurre o ampliare anche il valore del “trailing profit”, in funzione della volatilità del momento, sempre con lo scopo di ridurre i falsi segnali, di cavalcare la tendenza il più a lungo possibile e quindi di migliorare il profitto dell’operazione.

Alcuni indicatori, peraltro, sono stati costruiti per analizzare i movimenti dei prezzi nel medio e lungo periodo, pensiamo, ad esempio, alle medie mobili estese a 100 e 200 periodi, adattate ai grafici con lo scopo di individuare i punti di inversione del mercato. Teniamo conto del fatto però che questo tipo di strumenti si presta talvolta a generare un certo numero di falsi segnali, dal momento che la ciclicità dell’andamento dei prezzi non è stabile e di conseguenza non è così agevole coglierne i punti di minimo e di massimo.

Sappiamo in merito che attraverso una normale media mobile è possibile creare un modello trend follower di breve termine, in cui si può acquistare quando il prezzo sale sopra al valore della media mobile a 5 periodi e si può vendere nel momento in cui il prezzo scende sotto al valore della media mobile a 5 periodi. Gli oscillatori e gli indicatori si distinguono in lagging e leading. I Lagging seguono la tendenza in atto senza avere la capacità d’anticipare le inversioni ed i futuri movimenti delle quotazioni.

Questa classe di strumenti è affidabile solo durante le fasi caratterizzate da una tendenza definita, rialzista o ribassista, mentre nelle fasi laterali di congestione generano solitamente un alto numero di falsi segnali. D’altra parte “lag” in inglese significa “ritardo”, si tratta dunque di strumenti poco tempestivi e vanno usati con buon senso.

Tra questa classe di indicatori citiamo la Media Mobile, l’ADX, le Bande di Bollinger, l’ATR e il Parabolic Sar. Alla categoria “leading” , invece, appartengono gli strumenti che hanno la caratteristica di anticipare le inversioni di tendenza. Sono molto tempestivi e forniscono un buon grado di affidabilità durante le fasi di congestione, oppure nell’individuare i livelli di minimo e di massimo dei prezzi e le aree di potenziale inversione di tendenza.

Tra gli strumenti “leading” troviamo : l’Oscillatore Stocastico, l’RSI, l’Average True Range (ATR) e finanche le divergenze che appartengono agli indicatori risultanti dell’osservazione grafica della quotazione. Un tipico esempio di  strategia “leading”  è quella fornita dalle divergenze con il prezzo evidenziate dall’oscillatore Momentum. Esistono infatti talune anomalie sui mercati dove il prezzo sale ed i valori dell’oscillatore scendono o viceversa, anticipando una possibile inversione del trend o sottotrend. Sul versante operativo il trader dovrebbe essere in grado di contestualizzare la situazione di mercato in cui si trova per usufruire del sostegno degli strumenti più appropriati.

Di Vincenzo Augello