La criptovaluta di stato venezuelana è già vittima dell’inflazione, il petro fatica a stare in piedi da solo

Non è una bella notizia, ne per il Venezuela ne per la comunità delle criptovalute, vedremo più avanti perché, fatto sta che, come riferito da alcuni utenti venezuelani su Reddit, il PTR, la stablecoin di stato ancorata al prezzo del petrolio, starebbe già soffrendo la morsa dell’inflazione; secondo quanto riferiscono gli utenti di Reddit, infatti, nonostante il governo abbia fissato il valore del PTR a 60$ su LocalBitcoin la moneta è scambiata alla metà del suo valore. Proprio per evitare tutto questo il governo, che ha appena distribuito le tredicesime pagandone una quota in PTR, aveva inizialmente imposto che la nuova moneta fosse utilizzabile solo per acquistare generi alimentari attraverso un’apposita app di stato; la corsa ai generi alimentari, però, ha rapidamente indotto le istituzioni a chiudere la app, del resto il PTR era appena stato distribuito a 6mln di venezuelani e i negozi che avevano aderito all’iniziativa non potevano reggere in alcun modo una domanda così alta. L’alternativa più logica, quindi, è scambiare PTR con BTC su LocalBitcoin, del resto la moneta inventata da Satoshi è comunemente accettata nel paese, più della stessa cripto di stato e ci sono diversi venditori che stanno acquistando Petro pagandolo in Bitcoin; il problema è che, chiaramente, per farlo scontano in maniera importante il valore di PTR, che è quindi precipitato. A rendere le cose ancora più complicate c’è che il bolivar circola ancora nel paese ed il paradosso è che è più facile acquistare generi alimentari usando una moneta iperinflazionata come il bolivar, che però accettano tutti, che non il Petro che non accetta quasi nessuno.

Stando alle voci che circolano online, quindi, sembra che i venezuelani stiano tentando disperatamente di liberarsi dei Petro elargiti dal governo, col risultato di farne precipitare il prezzo. Questa è una pessima notizia per il Venezuela, alle prese con una gravissima economica e con due monete a corso legale (caso unico al mondo) di cui una iperinflazionata, il bolivar appunto, e l’altra che praticamente quasi nessuno accetta ne come forma di pagamento ne in scambio con altre valute; è però una pessima notizia anche per la comunità delle criptovalute, qualora l’esperimento venezuelano fallisse, infatti, i detrattori delle valute virtuali avrebbero un nuovo argomento col quale spargere FUD e tentare di arginare l’adozione anche di quelle monete che, come BTC, pur non avendo sostanzialmente nulla in comune col PTR, possono essere facilmente confuse con quest’ultimo da chi conosce questo mondo solo per sentito dire. Se, in altre parole, il PTR fallisse sarebbe difficile spiegare a una persona che di monete crittografate sa poco o nulla che BTC è una moneta che col Petro non ha nulla a che vedere. Nonostante gli sforzi di Maduro per sostenere la nuova cripto di stato, quindi, credo sia necessario che il governo venezuelano prenda la questione di petto e faccia una scelta di campo chiara e definitiva; in questo momento nel paese circolano troppe monete perché il PTR possa affermarsi, oltre al bolivar, che ha ancora corso legale, ricordiamo infatti che ci sono come minimo altre due valute che i venezuelani usano ormai abitualmente, BTC, chiaramente, e DASH, cui si aggiunge anche Decred che è una moneta particolarmente diffusa in tutta l’America Latina. Le strade percorribili, a mio parere, sono quindi soltanto due, o ritirare il bolivar e tentare l’all in sul PTR, oppure accettare di diventare il primo paese al mondo senza una valuta FIAT ed investire tutto su BTC.