La comunità delle criptovalute contro ripple, usa XRP per autofinanziarsi, ma l’azienda respinge al mittente le accuse

La querelle è tanto vecchia da aver francamente anche un po’ stufato, tuttavia le polemiche intorno a questo tema non si sono mai placate; secondo larga parte della comunità di appassionati di criptovalute, infatti, il solo senso di XRP come moneta sarebbe finanziare la crescita di ripple come azienda a scapito degli investitori. In molti hanno preso posizione contro questa vulgata, a partire dalla comunità dei sostenitori di ripple, passando per il CEO (Garlinghouse), questa volta è stato il turno di David Schwartz (Chief Technology Officer) che ha dato vita a un vivace dibattito su twitter a partire dalle dichiarazioni di Peter Todd (ex sviluppatore di bitcoin core) il quale ha affermato che alcuni partner ripple gli avrebbero rivelato di non avere la minima intenzione di usare XRP. Come noto, infatti, la rete ripple non richiede di cambiare necessariamente in XRP per spostare valore, tuttavia Schwartz ha voluto sottolineare che nessuno mai comprerebbe XRP per finanziare a vuoto ripple; il progetto, a detta di Schwartz, è stato prevalentemente finanziato da venture capital e le vendite di XRP, comunque per importi trascurabili rispetto alle altre fonti di finanziamento, sono sempre state irrisorie rispetto ai volumi scambiati quotidianamente sui mercati.

Chiaramente Schwartz ha ragione da vendere, ricordiamo, ad esempio, che proprio di recente ripple ha appena chiuso un nuovo round di finanziamento da 200mln, per cui non ha alcun bisogno di truffare gli investitori; non si capisce in pratica perché mai un’azienda con le ambizioni di ripple dovrebbe screditarsi a tal punto per pochi spiccioli quando in realtà non ha alcun problema di liquidità. La verità è che ormai la comunità è divisa tra i fan dei diversi progetti i quali si contendono la liquidità presente sul mercato anche a colpi di notizie false e diffamanti; XRP, del resto, non è l’unica moneta ad aver perso gran parte del proprio valore rispetto all’ultimo massimo storico, quasi tutte le altcoin sono in una situazione simile e le stesse cose che si dicono di ripple si possono sostenere quasi per tutti i progetti. Indipendentemente dal fatto che una moneta sia decentralizzata o sotto il controllo di un’azienda o di una fondazione, infatti, per ogni progetto c’è una ristretta cerchia di persone che possiede enormi scorte di monete. In ogni caso penso che non abbia senso stare a discutere tanto su temi come questo, è il tempo che ci dirà come andranno le cose, ognuno investe, si spera, ragionando con la propria testa e sceglie i progetti che reputa più solidi o che, comunque, esprimono maggior potenziale; tra qualche anno, quindi, capiremo chi avrà avuto ragione e chi no, per il resto la regola, comune a tutti, è sempre di non investire più di quanto si sia disponibili a perdere, motivo per cui, comunque vadano le cose, non dovrebbe esserci nulla per cui strapparsi i capelli.