La blockchain rivoluzionerà anche il modo di fare la guerra, a sostenerlo è il ministro della difesa indiano

blockchain india

Come noto la blockchain è una tecnologia rivoluzionaria, destinata a cambiare radicalmente il nostro modo di vivere e la nostra quotidianità; i benefici che questa innovazione può portare all’umanità sono così tanti che sarebbe persino proibitivo enumerarli tutti, possiamo citare però senza dubbio la riduzione di povertà e disuguaglianza come due degli aspetti fondamentali di questa tecnologia. Mentre, però, a livello globale aumenta esponenzialmente il numero di persone comuni che si appassionano di questa tecnologia, proprio in virtù dei benefici che può procurare per tutti, i governi di mezzo mondo sembrano intenzionati a disinnescare il potenziale benefico di questa tecnologia e preferiscono concentrarsi sugli aspetti negativi; un controllo di massa sempre più pervasivo, prima di tutto e poi, come ci spiega il ministro della difesa indiano con un’intervista pubblicata oggi dal Times of India, cambiare il modo di fare la guerra. Le stesse istituzioni, quindi, che fanno costantemente terrorismo sulle criptovalute, che si stanno battendo allo stremo delle loro forze per evitare che i benefici della decentralizzazione mettano a repentaglio il loro status quo, si dimostrano entusiasti delle potenziali applicazioni di questa stessa tecnologia in ambito bellico e per il controllo di massa; i governi, in altre parole, sono costantemente impegnati a tirare fuori il peggio dalla blockchain e reprimere tutti gli aspetti migliori di questa tecnologia. Tornando a Rajnath Singh, ministro della difesa indiano, nella sua intervista ha rimarcato come le nuove tecnologie, per cui non solo la blockchain ma anche big data e intelligenza artificiale, giocheranno un ruolo di primissimo livello nelle guerre del futuro; tre delle più grandi invenzioni nella storia dell’umanità e il governo indiano di cosa si preoccupa? Delle applicazioni in ambito bellico! Già solo questo dovrebbe farci riflettere molto su quale sia la reale natura dei nostri governi, tutt’altro che democratica, se vogliamo evitare di andarci giù troppo pesanti. L’idea è chiaramente quella di impiegare queste tecnologia per difendere le infrastrutture informatiche sensibili, tuttavia appare scontato che sotto ci sia molto di più; l’industria della difesa, del resto, conosce da sempre l’importanza della crittografia, anzi tutto per quanto riguarda le comunicazioni, ma anche per la difesa dei server dei militari, costantemente esposti al rischio di hacking. Per quanto sia ovvio che il comparto militare guardi con interesse a certe tecnologie ciò che non è ne naturale ne ovvio è che gli stessi governi che intendono investire pesantemente su queste tecnologie in ambito militare e per la sicurezza interna, attraverso un controllo di massa che diventerà sempre più invadente, siano poi anche costantemente impegnati a tentare di distruggere bitcoin (cosa che non gli sta riuscendo particolarmente bene) e a prevenire il rischio che la decentralizzazione diventi il modello politico e sociale del futuro, rimettendo al centro delle decisioni i cittadini e sminuendo pesantemente il ruolo di governi e istituzioni. E’ proprio questo, come ripetiamo da mesi, il vero terreno di scontro che vede contrapposti da un lato i governi, che vogliono fare un uso autoritario e reazionario di questa tecnologia, dall’altro le persone comuni che vogliono invece utilizzare queste nuove piattaforme per aumentare il perimetro democratico e permettere ai cittadini di acquisire maggiore peso nella vita politica e sociale dei diversi paesi; una sfida fondamentale per il nostro futuro, dai cui esiti dipenderà la qualità stessa della nostra vita.