In Sierra Leone sta nascendo un sistema blockchain per l’attribuzione dell’identità

Che la tecnologia blockchain sia un mezzo straordinario per l’identificazione delle persone, sia online che offline, è cosa abbastanza nota e, del resto, sono diversi i colossi tecnologici (da Microsoft a IBM) che stanno lavorando a sistemi ID blockchain; lascia comunque un po’ straniti, almeno se guardiamo le cose dalla solita prospettiva euro-centrica, che il primo paese al mondo a sviluppare un sistema nazionale di identificazione blockchain sarà la Sierra Leone. A riferirlo è lo stesso presidente Julius Maada Bio, il quale, come riportato dal periodico NFCW, ha dichiarato che la nuova piattaforma consentirà agli istituti finanziari di verificare le identità dei clienti e traccia la loro storia creditizia; nel progetto sono coinvolte anche le nazioni unite, le quali, come spiegavamo in un articolo di qualche settimana fa, si dicono convinte che in questo modo si riuscirà a semplificare l’accesso ai servizi finanziari anche per le persone in difficoltà economiche contribuendo così alla riduzione della povertà su scala globale. Il progetto è ambizioso, ma c’è da dire che probabilmente le stesse nazioni unite ne sovrastimano la portata; sono anch’io sicuro che facilitando l’accesso agli strumenti finanziari anche per le persone più povere sarà possibile ridurre la povertà, ma ho qualche dubbio che basti solo questo a generare l’impatto auspicato. Tornando alla piattaforma, che prenderà il nome di National Digital Identity Platform (NDIP), dovrebbe essere pronta entro la fine dell’anno ed è il risultato della tra la Sierra Leone e Kiva, organizzazione no profit e partner tecnologico strategico per il paese ormai da un anno. L’esperimento andrà seguito con interesse anche perché in Sierra Leone le statistiche riportano che il 75% della popolazione non ha accesso ai servizi bancari, cosa che rende il paese un laboratorio eccezionale per testare l’impatto che l’introduzione di queste nuove tecnologie potrà avere nella riduzione della povertà su scala globale; attendiamo quindi con grande interesse il lancio ufficiale della piattaforma e i primi dati relativi alle conseguenze che la sua introduzione porterà, ci vorranno almeno ancora 18 mesi prima di avere qualche dato concreto in mano che ci permetta di definire se il progetto avrà avuto successo oppure no, intanto non possiamo fare a meno di notare come proprio i paesi che ancora oggi definiamo terzo mondo (Uganda, Sierra Leone, etc) stiano diventando degli hub strategici per l’innovazione tecnologica, mentre la vecchia Europa inizia a somigliare sempre più a un deserto post-industriale.