Il Venezuela lancia un casinò reale in criptovalute, grandi polemiche nella comunità

Ad annunciarlo è stato lo stesso presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, nella giornata di Venerdì scorso; l’Hotel Humboldt, sito presso il Parco Nazionale di Ávila, vedrà sorgere il primo casinò internazionale al mondo che opererà con criptovaluta ed, ovviamente, con Petro (la stablecoin di stato ancorata al prezzo del petrolio) e i cui proventi andranno a finanziare due settori fondamentali per il paese e cioè sanità e istruzione. Il Venezuela, precedentemente, aveva vietato il gioco d’azzardo, chiudendo le sale scommesse quando ancora era in vita Hugo Chavez, affermando che il settore delle scommesse fosse foriero di fenomeni come traffico di droga, prostituzione e criminalità; adesso il successore di Chavez, alle prese con una pesante crisi economica, fa precipitosamente marcia indietro, tuttavia all’annuncio di Maduro non sono seguiti ulteriori chiarimenti e attualmente non si sa quasi nulla di come questo nuovo casinò verrà gestito e organizzato. In molti nella comunità hanno polemizzato fortemente con questa scelta, anche perché del Petro si sa molto poco, ancora a tutt’oggi non è in quotazione presso nessuno dei principali exchange e in molti considerano questa criptovaluta come una sorta di scam, privo di valore reale, che serve solo a drenare risorse a favore del governo venezuelano fornendo in cambio una moneta il cui valore sarebbe stato sovrastimato sin dalla sua nascita.

Personalmente non sono d’accordo con tutte queste critiche, credo che semplicemente il Venezuela in questa fase abbia bisogno di stimolare la circolazione del PTR e sta tentando di farlo in ogni modo possibile; come spiegavamo qualche settimana fa, ad esempio, non è un caso che parte delle tredicesime del 2019 siano state erogate in Petro, prima ancora la criptovaluta era stata distribuita agli studenti come una sorta di premio (qualcosa di simile al nostro bonus cultura erogato a tutti i ragazzi al conseguimento della maggiore età). La decisione di aprire un casinò che gestisca integralmente la propria attività in PTR è appunto principalmente un modo per stimolare la circolazione della nuova moneta e, a mio parere, un modo per finanziare con capitale straniero settori come l’istruzione e la sanità; non è difficile, infatti, immaginare che i turisti possano decidere di fare un salto al casinò per passare una serata e che cambino i loro dollari in PTR per giocare, dollari che poi andranno a finanziare il welfare del paese. Certamente, alla luce della profonda crisi che attraversa il paese, è difficile definire oggi il Venezuela una metà turistica, tuttavia le cose non potranno rimanere così per sempre; fino al 2008 il paese era una delle principali mete turistiche dell’America Latina, poi la crisi ha contribuito a far precipitare i flussi, tuttavia è difficile fare un’analisi precisa dal momento che gli ultimi dati disponibili risalgono al 2013. Più della crisi economica, in ogni caso, a frenare il turismo nel paese è l’instabilità politica, instabilità che, come detto, non potrà durare per sempre per cui la mossa di Maduro va intesa come un investimento di lungo termine e non come qualcosa per far fronte alle contingenze attuali. Quello che è certo è che il governo venezuelano sembra intenzionato ad investire fortemente sul petro, con quali risultati, però, potrà dircelo solo il tempo.