Il pentagono studia la blockchain per la sicurezza informatica statunitense

La notizia è emersa grazie a un rapporto del 12 Luglio scorso intitolato “Strategia di modernizzazione digitale”, nel quale il ministero della diffesa descrive in che modo intende creare uno scudo, basato sugli ultimi e più avanzati ritrovati informatici e tecnologici, per garantire la sicurezza informatica del paese. Questo nuovo, magari anche un po’ fantascientifico scudo, includerà tecnologia come l’intelligenza artificiale, il computing quantico ed ovviamente il cloud, ma non poteva fare a meno della crittografia e della blockchain per garantire la sicurezza delle comunicazioni.

Il pentagono studia la blockchain

I ricercatori militari americani, in ogni caso, stanno lavorando duramente e sono alla ricerca di soluzioni per proteggere la messaggistica, elaborare transazioni e gestire l’identità digitale dei vari agenti; per tutti questi aspetti, quindi, una blockchain appare chiaramente come la soluzione tecnologicamente più evoluta. Questa notizia, che in un certo senso appare persino banale, ci torna utile per fare una serie di riflessioni; per prima cosa chiunque abbia curiosato in giro avrà avuto modo di leggere su qualche sito che bitcoin sarebbe una scoperta militare, che dietro bitcoin ci sarebbe addirittura la CIA. Ecco, anche volendo dare credito a queste tesi, se avessero un qualche senso i militari sarebbero oggi molto più avanti con questa tecnologia e non starebbero ancora in cerca di soluzioni funzionali alle loro necessità (del resto dalla nascita di bitcoin sono passati più di dieci anni).

La seconda riflessione che mi viene spontaneo fare riguarda le potenziali applicazioni militari della tecnologia blockchain, una cosa che in un certo senso accomuna questa scoperta a tutte le altre grandi innovazioni scientifiche nella storia dell’umanità, ma che, una volta tanto, non ne altera in alcun modo la natura inoffensiva; con una blockchain, in pratica, puoi difendere le tue informazioni ma non potrai mai arrecare danno a un “nemico”. Ancora una riflessione che trovo doveroso fare riguarda l’impatto occupazionale che il diffondersi della tecnologia blockchain avrà; se da un lato la tecnologia in generale, e quella blockchain più nello specifico, favorirà la distruzione di posti di lavoro (ad esempio banche e assicurazioni usciranno pesantemente snellite in termini di numero di dipendenti dalla cura blockchain), per il semplice fatto che automatizza procedure che fino ad oggi richiedevano l’intervento umano per essere eseguite, è anche vero però che in quegli stessi settori se ne creeranno altrettanti.

Già oggi è possibile immaginare l’enorme domanda di esperti di crittografia che ci sarà nei prossimi dieci anni, giusto per fare un esempio, per cui è logico immaginare che la stessa cosa accada in settori come la robotica o l’intelligenza artificiale. Possiamo quindi concludere rimarcando come, nel momento in cui una innovazione tecnologica trova le prime applicazioni in ambito militare, chiaramente non c’è minimamente il rischio che si stia parlando di una “moda passeggera”, così come non va trascurato il fatto che ai militari fa molto comodo che esista un mercato privato florido, di modo da poter attingere di li non solo talenti ma anche brevetti e soluzioni pronte a portar via.

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