L’autorità di regolamentazione dei servizi finanziari e l’ente dell’industria delle criptovalute giapponesi ritengono che la Russia potrebbe eludere le sanzioni economiche grazie alle crypto

Stando a quanto riportato dal Japan Times, l’Agenzia per i servizi finanziari del Giappone, e l’Associazione giapponese degli Exchange di Asset digitali e criptovalute stanno valutando in che modo sarebbe possibile bloccare le transazioni crittografiche essendo tra quelle inserite nella lista delle sanzioni contro la Russia.

Una notizia che trova conferma nelle recenti dichiarazioni del ministro della Finanze giapponese, Shunichi Suzuki, che ha affrontato questo tema nel corso di un discorso tenuto in Parlamento oggi stesso.

“Stiamo osservando da vicino la situazione degli asset come criptovalute e SPFS al fine di garantire l’efficacia delle sanzioni contro la Russia” ha infatti affermato il ministro che si riferiva al “Sistema per il trasferimento di messaggi finanziari” adottato da Mosca per rimpiazzare lo SWIFT dopo il recente ban.

Il Giappone peraltro sembra non essere l’unico Paese che rigiene che la Russia sia perfettamente in grado di aggirare alcune sanzioni grazie alle criptovalute.

Lo stesso argomento è stato infatti affrontato all’inizio di questa settimana dal ministro delle Finanze francese, Bruno La Maire, il quale ha dichiarato che l’Unione Europea sta “prendendo provvedimenti” per garantire che la Russia non riesca ad eludere le sanzioni servendosi delle valute virtuali.

Anche gli Usa verso una stretta sulle crypto

Sempre in questi giorni anche il ministero del Tesoro Usa ha affrontato la stessa questione, annunciando un ordine esecutivo che avrebbe permesso una nuova stretta sulle transazioni in criptovaluta.

Nel mirino del Tesoro Usa ci sarebbero le “transazioni o operazioni ingannevoli, oppure strutturate per eludere le sanzioni statunitensi, anche attraverso l’uso di valute o risorse digitali o l’uso di risorse fisiche”.

Come farà Mosca ad eludere le sanzioni?

I timori di Stati Uniti e Giappone potrebbero essere fondati, infatti grazie alle criptovalute Mosca potrebbe effettivamente riuscire ad eludere le sanzioni in diversi modi.

Uno di questi consisterebbe nell’uso di ransomware, uno strumento che in Russia è già ampiamente diffuso e consolidato. Infatti secondo gli ultimi dati di Chainalysis quasi il 75% delle entrate totali mondiali di ransomware del 2021 sono legate a fonti “Russia-affiliated”.

Secondo Crane Hassold, ex agente dell’FBI e attuale direttore della Threat Intelligence presso Abnormal Security le criptovalute sono il “fattore principale” che traina l’attuale panorama dei ransomware.

La Russia però ha anche altre alternative, a cominciare dal mining di Bitcoin, settore nel quale, stando a quanto lo stesso Vladimir Putin avrebbe affermato di recente, la Russia gode di un “vantaggio competitivo”.

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