Il co-founder di Bitcoin SV accusa binance di finanziare il terrorismo

Changpeng Zhao

Che la situazione fosse destinata a degenerare è apparso chiaro sin da subito, quando il CEO di binance ha comunicato su twitter che avrebbe effettuato il delisting di BSV per i comportamenti ritenuti scorretti di Wright; oggi quella che sembra ormai a tutti gli effetti una telenovelas destinata a durare molto a lungo manda in onda una nuova puntata. Calvin Ayre, cofounder di bitcoin SV, ha infatti accusato pubblicamente binance di riciclare denaro per finanziare il terrorismo internazionale; a supporto di questa tesi Ayre cita un articolo pubblicato su bellingcat, un sito di giornalismo investigativo fondato nel 2014 dal blogger britannico Eliot Higgins e salito agli onori delle cronache col caso dell’avvelenamento dell’ex spia russa Sergei Skripal. La fonte non è delle più credibili, infatti attualmente i giudizi su questo sito sono i più disparati, c’è chi lo considera una fonte estremamente autorevole e chi invece considera la creatura di Higgins come uno strumento al servizio del miglior offerente pronto a screditare chiunque dietro compenso (insomma, un po’ la punta di diamante a livello internazionale di quella che in Italia chiamiamo “macchina del fango”). L’articolo citato aveva già fatto il giro delle maggiori testate specializzate in criptovalute perché descriveva dettagliatamente il modo in cui Hamas aggirerebbe il blocco dei finanziamenti per mezzo di bitcoin; anche qui la questione non è tanto semplice ed ha ovvie implicazioni geopolitiche. Hamas è infatti considerata dalle organizzazioni internazionali un’associazione terroristica, ma sono in molti nel mondo a pensarla diversamente, considerando Hamas come un’organizzazione di resistenza contro l’occupazione della Palestina da parte di Israele. Come ValuteVirtuali abbiamo deciso di snobbare bellamente questa notizia trovandola (come tutte le notizie del genere) ridicola e tendenziosa per il semplice motivo che il grosso del finanziamento al terrorismo avviene in dollari e grazie alla compiacenza delle banche, per cui reputiamo sia da cialtroni accendere i riflettori su quello che forse (perché con sicurezza non si sa) potrebbe essere un metodo di raccolta fondi che rimane comunque ad oggi marginale rispetto al volume complessivo di denaro che orbita intorno alle associazioni terroristiche. Ce ne occupiamo oggi perché questa “inchiesta” punta il dito contro alcune piattaforme di scambio e, tra le altre, proprio contro binance. Il Co-founder di Bitcoin SV ha subito preso la palla al balzo per attaccare l’exchange; una mossa a mio parere fallimentare, perché non fa altro che calamitare ulteriori antipatie da parte della comunità contro questo progetto. C’è da scommettere, infatti, che i bitcoiners non apprezzeranno questo attacco diretto dal momento che, inevitabilmente, getta fango non solo su binance ma su tutto l’ecosistema delle criptovalute; e questo tanto più che tale presa di posizione non può che apparire come una ripicca (anche decisamente infantile) da parte del team di Bitcoin SV per il delisting appena subito. Dopo Wright, quindi, ecco che anche Ayre insiste nel portare avanti una comunicazione basata sull’intimidazione, che non solo non porta a nulla, ma finisce per isolare ulteriormente BSV, facendo terra bruciata intorno a un progetto che pure alla sua nascita aveva saputo calamitare un discreto numero di simpatizzanti nella comunità delle criptovalute, un patrimonio che sta velocemente dilapidando a causa di scelte comunicative che appaiono semplicemente folli e sconclusionate. Sono moderatamente certo che questa storia non si concluderà qui e che ben presto uscirà una nuova puntata di questa telenovelas, così come sono sicuro che andando avanti di questo passo il futuro di BSV non potrà che essere molto cupo; non escluderei, anzi, che ormai non ci siano proprio più chance per salvare questo progetto se non tirando fuori alcuni personaggi molto tossici e con una pesante azione di rebranding.