Hash rate e prezzo, cosa sta succedendo al mercato bitcoin?

Nelle scorse settimane molti osservatori hanno segnalato che, in base al costo dell’energia, una discesa del prezzo fino a 7mila dollari avrebbe portato i minatori bitcoin ad operare in perdita, con conseguente crollo dell’hash rate; intanto la stagione delle piogge in Cina è terminata, il costo dell’energia è tornato a salire e le miniere cinesi chiudono i battenti in attesa della prossima stagione, quando l’energia idroelettrica tornerà ad essere abbondante e a prezzi contenuti. Questi due fatti, presi insieme, avrebbero dovuto causare un crollo dell’hash rate, cosa che però non è avvenuta; secondo i dati diffusi dalle principali società di analisi la potenza di calcolo espressa dalla rete rimane sui massimi storici; che cosa sta succedendo? Semplice, succede che in molti stanno investendo nell’industria mineraria, coprendo quindi la caduta dell’hash rate cinese, mentre tutti gli altri stanno tenendo botta e continuano a minare anche in perdita.

Il motivo, come chiunque può capire, è l’imminente halving che i minatori sperano lanci nuovamente il prezzo alle stelle, come sempre accaduto fino ad oggi; i miners, in altre parole, credono di poter vendere le scorte accumulate in questo momento di debolezza del prezzo nei prossimi mesi, riuscendo comunque a garantirsi un buon margine di profitto. Se però l’halving non dovesse contribuire a una risalita dei prezzi il rischio è che molti minatori vadano pesantemente in perdita, la strategia che stanno adottando, infatti, è molto rischiosa; minare in perdita significa addossarsi i costi di produzione e, come già accaduto nel 2018, il rischio è che finiscano a gambe all’aria proprio a causa degli elevati costi di produzione, cui bisogna comunque continuare a far fronte. D’altro canto se l’hash rate avesse un crollo in questa fase di debolezza del prezzo il rischio è che si generi un effetto a catena, in cui i trader che usano proprio la potenza di calcolo come metrica fondamentale della propria operatività si precipitano a vendere, facendo scattare gli stop loss e generando il panic selling.