Euro digitale, sarà l’arma per combattere Bitcoin & co.?

Di euro digitale si parla con crescente insistenza anche se, rispetto a quanto avviene in altri Paesi (come la Cina) i piani sembrano essere molto più lenti e faticosi.

Tuttavia, la strada verso la creazione di una valuta digitale emessa dalla BCE sembra essere oramai tracciata e, peraltro, potrebbe vivere di una intensa accelerazione a causa del timore, espresso dai policy maker dell’Eurotower, che le valute artificiali possano prendere il sopravvento.

A questa riflessione sono giunti gli economisti Massimo Ferrari e Arnaud Mehl nel dossier annuale sull’euro della BCE The international role of the euro, in cui i due esprimono preoccupazioni sull’ascelta delle valute digitali che sono spinte da colossi tecnologici stranieri. Anche se manca ogni riferimento diretto, l’impressione è che il primo sia per il progetto Diem, di Facebook.

Peraltro, la posizione della BCE nei confronti di questo fenomeno non è certo nuova. Già da tempo l’istituto monetario aveva messo in guardia contro l’ascesa delle valute artificiali o delle stablecoin, domandando ai legislatori UE di porre un veto su progetti privati come Diem, che potrebbero minare la stabilità dei sistemi finanziari.

Per il momento – ribadiamo – la BCE sembra aver assunto un atteggiamento molto prudente nei confronti dell’euro digitale, con la presidente della BCE Christine Lagarde che ha dichiarato come tale piano richiederà molto tempo, aprendo però alla possibilità che possa diventare realtà entro cinque anni.

Tornando al dossier dei due economisti, l’affermazione più interessante è la convinzione che il lancio di un euro digitale possa fornire un freno all’espansione delle valute artificiali, poiché eliminerebbe la necessità di un loro ricorso per le transazioni di regolamento.

In ogni caso, difficilmente una valuta digitale della banca centrale potrà essere mai equiparata alle funzionalità di una criptovaluta. Per quanto ad esempio riguarda l’anonimato delle transazioni, sono gli stessi economisti ad affermare che tale valore dovrà essere mitigato dalla necessità di disporre di informazioni sufficienti degli utenti per poter introdurre protezioni e identificare ogni uso improprio dei fondi.