Dalla blockchain una difesa contro le contraffazioni della tecnologia deepfake, ma c’è ancora molta strada da fare

Chi bazzica il mondo del web sa benissimo che oggi come oggi quello dell’originalità di un contenuto è un tema enorme; foto false, notizie false, video falsi, il web è pieno di contenuti che sono stati manipolati, in maniera più o meno professionale. Una nuova tendenza nel mondo del falso online riguarda la manipolazione dei video per mezzo di una tecnica comunemente chiamata deepfake che consente di sfruttare l’intelligenza artificiale per manipolare ad alto livello i video. Questa tecnica consiste sostanzialmente nell’incollare il volto di un soggetto sul corpo di un altro soggetto ancora, un po’ come avviene nel fotomontaggio; in questi casi, però, è abbastanza facile (almeno allo stadio attuale dello sviluppo tecnologico) riconoscere questo tipo di manipolazione, ben diverso quando invece la tecnica deepfake viene impiegata solo per alterare il labiale di una persona. Immaginiamo ad esempio il discorso di un politico, attraverso il deepfake si può fare in modo che le labbra del politico pronuncino tutto un altro discorso e, con l’ausilio di un doppiaggio professionale, si possono così realizzare falsi molto difficili da riconoscere; l’effetto, come chiunque può comprendere, è potenzialmente pericolosissimo dal momento che, ad esempio, qualcuno potrebbe mettere in circolazione i video dell’amministratore delegato di una grande azienda che dichiara fallimento, scatenando così il panico sui mercati senza nemmeno che la notizia sia vera.

Ora, un recente report pubblicato da Witness Media Lab indaga proprio questo tipo di minaccia ed arriva ad identificare la tecnologia blockchain come uno degli strumenti capace di disinnescare la mina rappresentata dai video deepfakes; a dire il vero già da diverso tempo in molti sostengono che proprio questo sia uno dei casi d’uso più utili della tecnologia blockchain, ma il report Media Lab è uno dei primissimi casi in cui questa idea viene messa per iscritto e in maniera ragionata. L’idea comunque è semplice, non merita particolari spiegazioni, si tratta semplicemente di archiviare contenuti come video, fotografie e file audio su una piattaforma che li “marchi” con tutta una serie di informazioni che vanno dalla timestamp alla geolocalizzazione, il tutto ovviamente protetto da crittografia; tuttavia, anche se la tecnologia blockchain si presta bene a questo tipo di utilizzo, rimangono oggettivi limiti a tutto questo come, ad esempio, banalmente, il fatto che una piattaforma del genere, per avere qualche chance di funzionare, dovrebbe prima imporsi come uno standard.

Difficilmente, infatti, sarebbe possibile immaginare un’infrastruttura del genere funzionare senza un quantitativo sufficientemente grande di dati; ed anche se tutti caricassero i propri video e le proprie foto sulla stessa piattaforma niente potrebbe impedire che qualcuno giri un video col proposito di usarlo successivamente per produrre un falso. In pratica, quindi, attraverso la tecnologia blockchain potremmo riuscire a definire quale tra due video è originale, ma solo a patto che la piattaforma possieda già questa informazione; non è infatti un caso che uno dei massimi esperti di informatica forense, Hany Farid, ha di recente avuto modo di affermare che qualsiasi soluzione blockchain destinata a contrastare la minaccia rappresentata dai deepfakes è ancora lontana anni a causa della complessità che richiederebbe una piattaforma pensata a questo scopo.