Criptovalute: in Giappone continua a crescere l’adesione a questi metodi di pagamento

La notizia è di oggi, diffusa dall’edizione giapponese di cointelegraph, e riguarda la LVC corporation, la società proprietaria di Line, nota applicazione di messaggistica istantanea che conta 187 milioni di utenti globali al mese; estremamente diffusa proprio in Giappone, dove si stima che dei circa 80 milioni di utenti una buona parte sia anche registrata al servizio di pagamento mobile, Line Pay. Da quanto si apprende, quindi, LVC viene data in procinto di ottenere una licenza dall’autorità finanziaria giapponese per operare legalmente con le criptovalute nel paese.

Giappone: Cresce l’adesione alle criptovalute come metodo di pagamento

Se tutto questo si rivelasse vero Line potrebbe improvvisamente aprire il mercato delle criptovalute ai suoi 80mln di utenti giapponesi, comportandosi al pari di un vero e proprio exchange e mettendo in quotazione il token nativo che ha da poco sviluppato. LVC, a dire il vero, è già attiva nel settore delle piattaforme di scambio, avendone lanciata una a Singapore appena un anno fa, ma fino a questo momento l’exchange era rimasto inaccessibile agli utenti giapponesi (che sono anche il principale mercato dell’azienda) proprio a causa del mancato adeguamento alla normativa locale che prevede, ormai dal 2017, la necessità di ottenere una licenza per poter offrire servizi legati allo scambio di criptovaluta nel paese. La strategia di crescita di LVC è molto interessante e dimostra come l’azienda si stia muovendo su più fronti; oltre a tutto quello di cui abbiamo appena parlato, infatti, la società sta lavorando per ottenere una licenza bancaria che favorirebbe una maggiore integrazione tra i servizi già attivi sulla piattaforma, non solo come sistemi di pagamento ma anche per l’e-commerce, con alcune delle maggiori criptovalute (in primis ovviamente bitcoin).

Non va comunque dimenticato che line ha lanciato la sua criptovaluta (Link) a settembre dello scorso anno e prosegue nel suo impegno a sviluppare un ecosistema di token che sfrutti la sulla blockchain, Link Chain, per funzionare; se a questo aggiungiamo che Link Chain consente l’integrazione diretta delle Dapp all’interno dell’Applicazione messaggistica Line appare chiarissimo che l’azienda sta puntando pesantemente su questo mercato. A tutto questo, quindi, dovremmo pensare quando ci capita di sentire esternazioni come, ad esempio, quella del ministro delle finanze francese (di cui ci siamo occupati proprio oggi) ricordandoci che, mentre qui in Europa ci sono politici che blaterano di attentati alla sovranità dei paesi e vorrebbero produrre una legge che vieti espressamente le criptovalute, altrove nel mondo, come in questo caso dimostra bene il Giappone, esistono paesi che si sono già dotati di un quadro normativo che consente l’uso di tali strumenti e ne favorisce la diffusione all’interno di un contesto regolamentato anche rigidamente.

Occorre quindi rendersi conto che a questo punto bitcoin e le altre criptovalute sono già sdoganate, che anche gli stessi stati hanno i loro buoni interessi nell’esistenza di questo tipo di reti e che ormai si è formato un mercato che vale già qualche centinaio di miliardi di dollari e che non può essere soppresso così, di punto in bianco, scrivendo due righe su un pezzo di carta. Prima ci rendiamo conto di tutto questo e prima potremo iniziare a lavorare per ridurre il gap che ci separa da paesi come il Giappone, una distanza siderale che però, a fronte della nostra inazione (in Italia come in Europa) sta continuando ad allargarsi sempre di più.

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