Criptovalute: i russi continuano a sperimentare servizi per la pubblica amministrazione sulla blockchain di Waves

Abbiamo già scritto in passato di come i russi stiano sperimentando servizi blockchain per la realizzazione di vere e proprie smart city usando Vostok, la piattaforma realizzata su blockchain Waves; nella giornata di ieri un rapporto pubblicato da ForkLog ci informa che a Nižnij Novgorod (città della Russia europea centrale, capoluogo dell’omonima regione e del circondario federale del Volga) è partito il test di una nuova applicazione (City N) che consentirà ai cittadini di presentare la loro dichiarazione dei redditi e pagare le tasse attraverso la piattaforma Vostok. La stessa piattaforma servirà anche per attribuire ai cittadini un ID univoco (stabilendone così in maniera certa l’identità) e di monitorare come vengono spesi i soldi che pagano allo stato con le tasse. Entusiasta della sperimentazione Gleb Nikitin (governatore della regione) che infatti ha dichiarato alla stampa che:

“Grazie alle nuove tecnologie, i residenti saranno più attivamente coinvolti nella gestione della propria città attraverso il cosiddetto budget proattivo. La tecnologia blockchain ci consentirà di garantire la massima trasparenza e onestà nei rapporti tra cittadini e stato “

Si tratta probabilmente solo del primo passo, anche in virtù degli apprezzamenti che la sperimentazione sta ricevendo, propedeutico al lancio di servizi simili anche nelle altre regioni del paese a partire dal 2020. Che i russi credano molto nella tecnologia blockchain è ormai risaputo, non è infatti un caso che il governo abbia in ballo un piano quinquennale da 25mld di dollari circa per estendere questi servizi in tutto il paese attraverso una partnership col National Center for Informatization della Rostec State Corporation (l’azienda di stato per l’assistenza allo sviluppo, produzione ed esportazione di prodotti industriali di tecnologia avanzata). Inevitabile, osservando i progressi che vengono fatti a macchia di leopardo un po’ ovunque nel mondo, sorga una certa depressione nel constatare che invece qui in Europa (per non parlare dell’Italia) nulla di tutto ciò è stato ancora neanche sperimentato; insomma, il vecchio continente è vecchio ormai non solo di nome ma di fatto e col trascorrere degli anni sembra rimanere sempre più indietro, incapace di tenere il passo con i paesi che guidano a livello internazionale l’innovazione tecnologica e anche l’economia. Allo stesso tempo nel nostro paese continuiamo a leggere articoli su alcuni dei maggiori giornali mainstream che tracimano di imprecisioni, leggende metropolitane e mistificazioni, che sembrano scritti da persone che paiono essersi fatte spiegare la natura di questa tecnologia dai nipotini adolescenti (e senza nemmeno che ci abbiano capito molto, a quanto pare); invece di perdere tanto tempo in chiacchiere e tavole rotonde, a cui per altro spesso partecipano persone dalle dubbie competenze in ambito tecnologico, sarebbe il caso di stanziare fondi e partire con le prime sperimentazioni, cosa che però nemmeno si intravede all’orizzonte. Lo scenario per il nostro continente è abbastanza cupo e i ritardi nel settore della blockchain sono solo un sintomo di un male più grande che è ormai possibile osservare in ogni aspetto della vita sociale, politica ed economica del vecchio continente.