Criptovalute: Diana, un’azienda blockchain, vuole tokenizzare la luna

La notizia ha iniziato a circolare in concomitanza con l’anniversario per il cinquantesimo anno dallo sbarco sulla luna, Diana, una startup attiva nell’industria blockchain, ha intenzione di tokenizzare la luna; quello di cui stiamo parlando, in pratica, è della creazione di un libro mastro che registri la proprietà collettiva della superficie lunale dividendola in 3.874.204.892 celle codificate su una blockchain da un indirizzo di 3 parole. Diana conta di emettere due token, DIA (distribuito al momento della registrazione) e MOND (destinato alle transazioni); il tutto gestito per mezzo di una DAO (un’organizzazione autonoma e decentralizzata) al fine di creare un’economia che orbiti, letteralmente, intorno alla luna. Resta da capire, e non è cosa facile, la fattibilità del progetto, tanto che Diana, nel tentativo di dare credibilità a questo tentativo, arriva a citare nel suo white paper l’articolo II del trattato sullo spazio extra-atmosferico dell’ONU:

“Lo spazio esterno, compresa la Luna e altri corpi celesti, non è soggetto all’appropriazione nazionale per rivendicazione di sovranità, per mezzo dell’uso o dell’occupazione, o con qualsiasi altro mezzo”

Non senza una certa furbizia, quindi, l’azienda sostiene che, così come è scritto, l’articolo II del trattato sullo spazio extra-atmosferico lascia amplio spazio alla proprietà privata dei beni celesti e, persino, alla parcellazione del sistema solare tanto che, prosegue Diana, sia società private che le stesse nazioni si stanno avvicinando all’esplorazione dello spazio chiaramente con l’intento di impossessarsi di quelle risorse. Al netto della fattibilità da un punto di vista prettamente legale resta poi anche da valutare quanto sia etico fare un tentativo di questo tipo, tanto più se consideriamo che il diritto di proprietà su questo tipo di beni verrebbe sostanzialmente comprato dal miglior offerente, cosa che, vista da una prospettiva squisitamente morale, non è certo il massimo della vita anche perchè stiamo parlando di beni naturali la cui proprietà dovrebbe essere comune a tutti. Non è comunque la prima volta che aziende tentano di fare colpi di mano di questo tipo, sempre con pessimi risultati, chissà, forse questa volta a Diana andrà meglio, anzi, sicuramente di persone disposte a spendere del denaro nel tentativo di accaparrarsi un pezzo di luna ne troverà a bizzeffe, resta da vedere se queste persone resteranno soddisfatte del proprio investimento e, soprattutto, se saranno mai in condizioni di esercitare il loro diritto di proprietà.