Criptovalute agganciate ad oro fisico, dopo l’Australia adesso è il turno della Turchia

La nuova piattaforma blockchain era stata annunciata lo scorso settembre e nel giro di pochi mesi, come annunciato ieri, è diventata realtà; Takasbank ha infatti annunciato il lancio di BiGA Digital Gold sul proprio sito ufficiale con un comunicato diffuso nella giornata di ieri, lunedì 30 dicembre. La nuova pittaforma, basata su tecnologia blockchain, consentirà il trasferimento di asset digitali il cui valore è agganciato a oro fisico; ogni moneta, quindi, rappresenterà un grammo d’oro e della sua archiviazione si occuperà la borsa di Istanbul. Il concetto che sostiene questa come altre iniziative del genere è di rendere l’oro immateriale, facilitandone così il trasferimento, mentre l’oro fisico, a cui gli asset crittografati sono agganciati, resta “comodamente” in custodia presso le banche. Al progetto hanno partecipato alcune tra le maggiori banche turche, nonché finanziatori sia statali che privati, a conferma di quanto la Turchia, intesa proprio come sistema paese, abbia deciso di investire sulla tecnologia blockchain; del resto era stato lo stesso presidente Erdogan, nel suo programma politico per il 2020, ad affermare quanto la blockchain sia considerata cruciale per la crescita del paese. Agli annunci, quindi, sono seguiti i fatti, sulla falsa riga di quanto sta accadendo in Cina, quindi, anche il governo turco si appresta ad emettere una propria cripto di stato (una CBDC in termini tecnici); proprio come avvenuto in Cina, inoltre, anche in Turchia agli annunci del governo a sostegno della tecnologia blockchain è seguita una crescita importante e repentina degli investimenti nel settore, sia a livello pubblico che a livello privato.

A differenza di quanto accade in Cina, però, il governo turco non sembra così impegnato a distinguere nettamente le criptovalute dalla tecnologia che permette loro di funzionare; mentre il governo del colosso asiatico ha passato gli ultimi mesi a ricordare ai cittadini cinesi che “blockchain non significa bitcoin” in Turchia, almeno per ora, non sembra esserci questa tendenza. Altro particolare non irrilevante riguarda la grande diffusione di bitcoin a livello locale in conseguenza della crisi della lira turca di un paio di anni fa, un evento che ha segnato una svolta per i bitcoiners del paese e che ha visto, da quel momento in poi, i volumi degli scambi in bitcoin crescere esponenzialmente; non è infatti un caso che il paese abbia attirato l’attenzione di un gigante come Binance che non solo ha aperto ai depositi in lira turca a metà novembre, ma che subito dopo, secondo quanto si vocifera in giro, ha iniziato a muoversi per aprire una nuova sede in Turchia, come dimostrerebbero gli annunci di ricerca di personale pubblicati su linkedin.