Craig Wright, il finto creatore di bitcoin, adesso rischia anche il carcere nella causa Kleiman

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Prima di entrare nel merito della questione, di cui parla diffusamente l’edizione di cointelgraph USA in un post di oggi, sarà opportuno fare un ripasso della questione; la causa Kleiman in cui Craig Wright, responsabile del fork BSV e autoproclamatosi il vero Satoshi (ma non ci crede nessuno) riguarda il presunto furto di 5mld di dollari in bitcoin di cui lo stesso Wright sarebbe autore ai danni di Dave Kleiman (programmatore disabile deceduto nel 2013). Wright è citato in giudizio dal fratello di Dave, Ira, in una causa che ha preso il via circa un anno fa e che sta provocando un sacco di guai all’imprenditore australiano; le cifre in ballo sono esorbitanti, l’oggetto del contendere, infatti, riguarda un importo semplicemente astronomico, Wright è citato a giudizio con una richiesta di risarcimento che balla tra i 300mila e 1mln di bitcoin (BTC, non dollari, alle quotazioni attuali parliamo di miliardi). Come sempre anche in questa occasione Wright si è dimostrato un uomo viscido e senza scrupoli, basti pensare che, secondo quanto riportano gli atti, dopo che Ira Kleiman aveva espresso i suoi dubbi sulla validità dei documenti che Wright aveva presentato alla famiglia l’imprenditore australiano avrebbe tentato di impedire a Ira di dichiarare denunciare pubblicamente i fatti, promettendo che avrebbe pagato il dovuto ma senza mai procedere al pagamento. Ora nuovi guai arrivano per Wraight (come si suol dire, del resto, “Karma is a bitch”), sembrerebbe infatti che l’imprenditore stia rischiando un capo di imputazione per falso in atti processuali (parlo ovviamente del reato equivalente nell’ordinamento americano); secondo quanto denunciano gli avvocati di Ira Kleiman, infatti, Wright ha presentato un documento falsificato, datato 23 ottobre 2013 ma redatto con un font (Calibri) apparso solo nel 2015, il che sarebbe la prova del fatto che quel documento è stato chiaramente contraffatto. Stephen Palley, uno degli avvocati di Ira (un nome che in italiano sembra essere un programma) ha rincarato la dose deridendo Wright ed affermando che:

Ha chiaramente senso che il vero inventore di bitcoin sia anche capace di viaggiare nel tempo.”

Ora, personalmente non conosco l’ordinamento americano, ma se fossimo in Italia Wright avrebbe violato l’articolo 374 bis del Codice penale (False dichiarazioni o attestazioni in atti destinati all’autorità giudiziaria o alla Corte penale internazionale) il quale prevede che:

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da uno a cinque anni chiunque dichiari o attesti falsamente in certificati o atti destinati a essere prodotti all’autorità giudiziaria o alla Corte penale internazionale condizioni, qualità personali, trattamenti terapeutici, rapporti di lavoro in essere o da instaurare, relativi all’imputato, al condannato o alla persona sottoposta a procedimento di prevenzione”

La cosa costituisce sicuramente reato anche negli Stati Uniti, ma non saprei dire, sinceramente, quali siano le pene previste dall’ordinamento statunitense; quello che è certo, in ogni caso, che non parliamo di una marachella di poco conto, ma di un reato grave che prevederà certamente pene importanti, che vanno ben oltre il semplice risarcimento danni alla famiglia di Dave Kleiman e che, inevitabilmente, non possono che prevedere il carcere. Wright, per concludere, vittima della propria stessa arroganza, continua a credere di poter fare qualsiasi cosa senza pagarne mai le conseguenze, una convinzione che probabilmente gli deriva dal fatto di vantare un conto in banca a parecchi zeri, ma attenzione perché il processo Kleiman potrebbe finire col lasciarlo in maniche di camicia; non un grosso problema per il vecchio Craig, visto che con quest’ultima bravata probabilmente potrà giovarsi di un soggiorno gratuito, vitto e alloggio inclusi, presso una delle strutture carcerarie della contea della Florida.