Blockchain: le sanzioni USA impediscono di fare beneficenza, gli sviluppatori iraniani hanno la soluzione

Sono mesi che scrivo che approcciare criptovalute e blockchain come se fossero solo una questione tecnologica e finanziaria significa non aver compreso quale sia la reale portata di questi nuovi strumenti; blockchain e criptovalute sono prima di ogni altra cosa una questione politica, cosa che viene sistematicamente dimenticata da quasi tutti i siti di settore. Oggi andiamo a commentare una notizia che, meglio di tante altre, dimostra al di sopra di ogni ragionevole dubbio quanto quello che ho appena scritto sia vero. Secondo quanto riferito nella giornata di ieri da Al Jazeera, infatti, un gruppo di sviluppatori iraniani indipendenti ha deciso di dare vita a una nuova piattaforma che consenta di fare beneficenza eludendo le sanzioni USA; il paese, infatti, è stato oggetto di numerose alluvioni nelle ultime settimane, che hanno provocato milioni di dollari di danni e messo in ginocchio intere popolazioni che, in questo momento, hanno bisogno di essere aiutate. Grazie a questa nuova piattaforma, che si chiamerà IranRescueBit, ci sarà la possibilità di aiutare tutte queste persone donando bitcoin, ethereum e litecoin; la comunità delle cripto, come noto, è sempre molto generosa quindi c’è da star sicuri che il progetto avrà successo e che le popolazioni coinvolte dalle alluvioni potranno contare sul sostegno della cripto-comunità come già successo, ad esempio, in Venezuela (altro paese sotto sanzioni). La notizia, sostanzialmente, è tutta qui ma ci permette di fare un paio di riflessioni che esulano dal mondo delle cripto e travalicano in quello della politica; la prima considerazione riguarda la completa inutilità della politica delle sanzioni e degli embarghi. Da che io ne abbia memoria, infatti, il solo risultato che queste politiche hanno ottenuto è stato di cagionare la morte di migliaia di persone, mettendo interi paesi in ginocchio ma senza mai recare un danno reale ai soggetti che tali sanzioni intenderebbero colpire; a prescindere dal fatto che tali sanzioni abbiano un senso, sotto il profilo etico, o siano solo un modo di aggredire i paesi che ne sono vittime, il fatto rimane che a subire gli effetti di queste politiche sono sempre i popoli e mai i dittatori o i governi. Il primo esempio che mi viene in mente è l’Iraq di Saddam negli anni ‘90; il paese è rimasto sotto embargo per un decennio, ma la cosa non ha minimamente toccato il dittatore, a morire (non solo per la mancanza di farmaci, anche di fame e di miseria) erano le persone comuni. Lo stesso vediamo oggi accadere anche in Venezuela, dove il risultato dell’isolamento internazionale prodotto dalle politiche statunitensi non ha minimamente toccato il governo di Maduro ma ha provocato la morte di migliaia di venezuelani, impoverendo e mettendo in ginocchio il resto della popolazione; su Maduro la si può pensare come si vuole, lo si può credere un dittatore o il presidente democraticamente eletto, non è questo il punto, il punto è che le politiche messe in campo per far cadere Maduro hanno prodotto solo morte e povertà per i venezuelani. Anche se il resto del mondo, mostrando quella umana pietà che ai nostri governi chiaramente manca, volesse aiutare queste popolazioni si ritroverebbe impossibilitato a farlo e, se pure qualcuno riuscisse ad inviare denaro in quei paesi il rischio che correrebbe è di vedersi bollato come finanziatore del terrorismo (disavventura già capitata a molte persone). Ecco quindi che blockchain e criptovalute diventano degli strumenti fondamentali a disposizione dei popoli per correggere gli errori fatti dai propri governi e per evitare di rendersi complici della morte di migliaia (forse milioni) di persone che ogni anno i nostri governi cagionano in giro per il mondo; attraverso questi strumenti possiamo eludere le ottuse sanzioni e gli idiotissimi embarghi che, senza un briciolo di umanità, vengono decisi dai nostri governi, sostenendo e aiutando quelle popolazioni che, invece, sono i veri bersagli (incolpevoli) di queste politiche. Senza quindi arrivare a ipotizzare scenari rivoluzionari in cui blockchain e criptovalute diventano gli strumenti necessari a cambiare il sistema, abolendo i governi e realizzando finalmente quella democrazia diretta che è il fondamento del pensiero anarchico (che poi politicamente è l’ideologia di riferimento quando parliamo di criptovalute) e che sarebbe l’unica soluzione possibile per porre fine a guerre, sfruttamento e imperialismo, possiamo più semplicemente e banalmente usare questi strumenti per sostenere quelle popolazioni che sono vittime di certe politiche evitando di esporci allo stesso tempo alla sicura rappresaglia che i nostri governi, democratici solo a parole ma reazionari nei fatti, ci scatenerebbero contro se per mandare denaro in determinati paesi usassimo valuta fiat tracciabile. Ovviamente questa è una soluzione tampone, la beneficenza non ripara tutti i danni e le storture di un sistema criminale e corrotto, ma è comunque uno strumento utile per ridurre tali danni mentre, contemporaneamente, tentiamo di portare avanti una battaglia (che a mio parere è di civiltà) che porti alla definitiva messa al bando di strumenti come le sanzioni e gli embarghi che andrebbero classificati una volta per tutte come crimini contro l’umanità.