Blockchain e sistemi di voto: Andrew Yang propone l’uso della tecnologia per scongiurare il rischio di brogli

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Ci siamo già occupati in passato di Andrew Yang, candidato in corsa per le primarie dei democratici con poche chance di riuscire a correre realmente per la casa bianca ma che comunque sta contribuendo a sparigliare le carte in tavola non poco; Yang, tra le altre cose, è noto nella comunità per essere un sostenitore accanito delle criptovalute, per cui non ha meravigliato nessuno il fatto che abbia preso pubblicamente posizione affermando che è necessario implementare il voto su blockchain per scongiurare il rischio di brogli. Entrando più nello specifico Yang ha dichiarato che:

“È ridicolo che nel 2020 ci tocchi ancora stare in fila per ore per poter esprimere il nostro voto nel chiuso di cabine che sono antiquate. Oggi è tecnicamente possibile esprimere un voto a prova di brogli usando i nostri stessi telefoni cellulari ricorrendo alla tecnologia blockchain. Ciò rivoluzionerebbe la vera democrazia e aumenterebbe la partecipazione, inducendo tutti gli americani a votare; anche ipotizzando che ci siano delle persone che non hanno uno smartphone, loro potrebbero usare il sistema legacy e i tempi di attesa sarebbero comunque molto brevi. “

Contrariamente al modo di ragionare dei politici di professione, che snobbano bellamente l’astensione non considerandola un problema, Yang mette sul tavolo il fatto che metà degli aventi diritto non esprime il proprio voto alle politiche; anche se questo aspetto della discussione è accuratamente occultato dai media Yang ha perfettamente ragione nel momento in cui rimarca che una democrazia alla quale partecipa a stento la metà degli aventi diritto appare chiaramente come una democrazia malata o comunque irrimediabilmente guasta. Ricorrendo al voto mobile, invece, Yang spera che sia possibile coinvolgere più persone nella contesa elettorale, ed evidenzia come questo possa essere fatto nel rispetto più totale delle caratteristiche che un voto deve inderogabilmente avere per essere considerato attendibile, tra cui appunto l’anonimato e la segretezza; oggi la tecnologia blockchain, con buona pace dei detrattori, ci permetterebbe di mantenere l’anonimato e la segretezza del voto, senza più bisogno di recarci alle urne e votando direttamente da uno smartphone. Muoversi in questa direzione, oltre a creare un sistema di voto che non potrebbe essere in alcun modo soggetto a manipolazione, permetterebbe anche di ridurre sostanzialmente a zero i costi di una contesa elettorale (basti pensare che votando elettronicamente non servirebbe pagare gli scrutinatori) con la conseguenza che potremmo votare in maniera più frequente e con una partecipazione sicuramente maggiore vista la comodità di questo sistema di voto. Lasciando gli stati uniti e tornando nel nostro paese le posizioni espresse da Yang appaiono ancora più sensate; è infatti noto come l’esito di ogni contesa elettorale finisca con l’essere sistematicamente falsato dal voto degli italiani all’estero, un voto caratterizzato da sempre da brogli e truffe. Basta fare una rapida ricerca online per scoprire come i plichi per il voto degli italiani all’estero vengano sistematicamente venduti e scambiati (se non direttamente rubati dagli uffici postali), consentendo così a persone senza scrupoli di comprarsi letteralmente un seggio in parlamento; tutto questo potrebbe essere facilmente evitato sviluppando una piattaforma di voto blockchain eppure, per qualche strano motivo, della questione non si parla minimamente se non nel tentativo di svilire, esprimendo opinioni chiaramente disinformate, la sicurezza e l’efficienza di tali piattaforme fingendo, per altro, di non essere al corrente che l’attuale sistema di voto pensato per gli italiani all’estero è un vero colabrodo e fa acqua da tutte le parti. Anche se Yang non avrà alcuna chance concreta di vincere la contesa elettorale americana, quindi, l’utilità di avere un candidato che dimostra di rendersi conto di quali siano i veri temi rilevanti del nostro tempo contribuisce in maniera importante ad elevare la qualità del dibattito ed ha quindi una sua utilità che prescinde dalla possibilità di vincere; sarebbe bello, perciò, che spuntasse fuori anche in Italia un candidato come Andrew Yang, non fosse altro per avere l’occasione di ascoltare parlare qualcuno che ha veramente il polso di quello che succede nel suo paese e che si rende conto di quali sono le questioni realmente cruciali da affrontare.