Blockchain: contro la censura degli stati decentralizzare il web è l’unica soluzione

Come spesso ci capita di fare prendiamo spunto da una notizia che ha appena iniziato a circolare e cogliamo l’occasione per una riflessione più ampia; andiamo con ordine, la notizia riguarda il blocco di cointelgraph in Russia ed è stata diffusa dallo stesso sito qualche ora fa. Stando a quanto riferito dagli follower russi di quello che è uno dei maggiori siti di settore al mondo e da fonti che, chiaramente, preferiscono rimanere anonime, cointelegraph è stato inserito in una blacklist di siti oscurati dal governo russo per motivi che non sono noti; in realtà il sito era inserito in questa lista dal 2017 ma solo un paio di giorni fa questa è stata inoltrata dal servizio federale per la supervisione delle comunicazioni, dell’informatica e dei mass media (di qui in avanti Roskomnadzor) agli ISP del paese rendendo il blocco tecnicamente operativo. Attualmente non tutti gli ISP hanno già implementato la richiesta, infatti alcuni utenti russi riferiscono di non avere difficoltà ad accedere al sito, ma c’è da star sicuri che presto il blocco coinvolgerà tutti; Johann Bihr, capo del Desk dell’Europa orientale e dell’Asia centrale presso Reporter senza frontiere, ha dichiarato di non sapere il motivo per cui Cointelegraph sia stato inserito in questa lista ma, interpellato in proposito, ha affermato che questo tipo di blocchi sono la dimostrazione del fatto che il sistema di censura online della Russia sta diventando più potente. Sempre Bihr ha poi sostenuto che dal momento le autorità russe lo scorso anno non sono riuscite a bloccare in maniera efficace telegram questo ha fattosi che sia partito un programma teso a migliorare il loro sistema di censura online; tale programma ha preso forma lo scorso primo maggio quando Putin ha firmato la legge denominataInternet sovranoche punta a replicare in Russia quanto già fatto in precedenza dai cinesi. Detto questo credo sia ormai chiaro a chiunque abbia un briciolo di sale in zucca che un po’ tutti i governi del mondo (mica solo Russia e Cina, anche USA ed Europa) si stanno impegnando molto nel tentare di imbavagliare il web, accampando scuse di ogni tipo, affermando di voler difendere il diritto d’autore, arginare la diffusione di materiale pedopornografico online, contrastare la propaganda terroristica e producendo un’enorme mole di giustificazioni tese a nascondere che il vero intento di queste mosse è scongiurare il rischio che il web diventi sempre più uno strumento di lotta politica. Chiudere la bocca al dissenso, evitare che attraverso internet possano venire messe in discussione le verità ufficiali diffuse dai media col chiaro intento, da parte dei governi, di difendere se stessi in un momento storico in cui la credibilità delle istituzioni è pari sostanzialmente a zero. Per questo motivo la tecnologia blockchain e la decentralizzazione delle reti sono fondamentali per arginare questo tentativo dei governi di tutto il mondo e garantire ai cittadini la libertà di poter continuare ad esprimere il proprio dissenso e le proprie opinioni a prescindere da tutto; decentralizzare i siti web, le applicazioni, l’accesso stesso alla rete internet sono tutti passaggi fondamentali per contrastare la censura di stato ed evitare che i governi mettano un bavaglio ad internet. Allo stesso modo è fondamentale che sopravvivano le monete decentralizzate come bitcoin, basti pensare, ad esempio, che se non fosse stato per le donazioni in BTC oggi non avremmo più wikileaks, che rimane uno strumento unico nel suo genere per consentire all’opinione pubblica di essere messa al corrente di verità che i governi preferirebbero non diventassero mai di dominio pubblico. Anche a questo serve la tecnologia blockchain, a garantire ai cittadini l’accesso a informazioni incensurabili e non manipolabili; certo, la strada da fare è ancora tanta, ma ad oggi questa tecnologia rimane l’arma migliore in mano ai popoli per aggirare le varie forme di censura adottate dai governi di tutto il mondo.