Bitmain ha perso complessivamente 625mln di dollari nel primo trimestre di quest’anno, ecco perché

Spesso si tende a trascurare il settore minerario, almeno per quanto riguarda la sua dimensione industriale; le grandi mining farm, infatti, sono vere e proprie aziende, con tanto di bilanci, alcune ormai pronte a quotarsi in borsa, di conseguenza andrebbero seguite più da vicino anche per guadagnare un punto di vista altro sullo stato di salute di tutto l’ecosistema. Una notizia come quella che sta facendo il giro dei social in queste ore, per la rilevanza dell’azienda che riguarda, non poteva però essere trascurata; Bitmain, gigante dell’industria mineraria e primo produttore di circuiti ASIC per il mining bitcoin al mondo, secondo quanto riferito da media locali cinesi, ha perso nel corso del primo trimestre 2019 la bellezza di 625mln di dollari. Perdite che ci fanno pensare più ad un’azienda del tipo Alitalia che a una mining farm, ma non tutto è così grave come può sembrare, c’è infatti un motivo ben preciso dietro queste perdite esorbitanti; nel corso dei primi tre mesi di quest’anno, infatti, Bitmain ha provveduto a svuotare i magazzini dei vecchi circuiti ASIC a 16nanometri, vendendoli a prezzi stracciati ed accumulando in questo modo i 625mln di perdita. Secondo quanto si apprende con il lancio dei nuovi ASIC a 7nanometri Bitmain dovrebbe aver recuperato prontamente la performance negativa di inizio anno; intanto l’azienda ha deciso anche di ridimensionare i propri piani per la quotazione in borsa, riducendo la propria IPO (acronimo di initial public offering, in pratica l’offerta di titoli al pubblico che una società fa nel momento in cui intende quotarsi per la prima volta su un mercato regolamentato) dalla cifra inizialmente auspicata di 3mld di dollari (miliardi, non milioni) per la IPO di Hong Kong (la cui richiesta era comunque scaduta a marzo) a quella decisamente più contenuta (e a data da destinarsi) di soli 300mln di dollari (che saliranno a mezzo miliardo qualora riuscissero ad ottenere anche la quotazione negli USA). Nel frattempo, però, voci di corridoio sostengono che Canaan Creative (il principale concorrente di Bitmain) abbia già ricevuto l’autorizzazione a presentare una IPO negli stati uniti, bruciando sul tempo il colosso guidato da Haichao Wang (di fresca nomina, avendo ricevuto l’incarico a fine marzo); insomma, l’ultimo anno non è stato esattamente radioso per Bitmain, se consideriamo che a fine 2018 ha dovuto licenziare metà dei suoi 3000 dipendenti e chiudere i suoi uffici in Israele e in Olanda (oltre a ridurre in maniera pesante la sua attività mineraria in Texas) per poi subito dopo finire al centro delle polemiche (nel febbraio 2019) per aver accumulato perdite per mezzo miliardo di dollari nel corso del terzo trimestre del 2018 (accusa questa sempre rispedita al mittente, almeno fino ad oggi). La scelta di posticipare la propria IPO, quindi, potrebbe essere stata dettata da semplice buon senso visto che, nel contesto attuale, c’era la possibilità concreta di fare un buco nell’acqua; resta da capire come e in quanto tempo Bitmain riuscirà nuovamente a catturare l’interesse dei potenziali investitori, perché portandola ulteriormente per le lunghe c’è il rischio concreto che l’azienda debba ridimensionare pesantemente i suoi piani di crescita per il futuro.