Bitcoin: un gruppo di anarchici cechi vuole coniare delle monete commemorative, duro giro di vite delle istituzioni

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Un’iniziativa lodevole quella del gruppo di anarchici appassionati di criptovalute noto come Paralelní Polis, famoso in Europa per aver fondato a Praga il primo spazio sociale in cui tutte le transazioni sono gestite in bitcoin (nella sede c’è anche una nota caffetteria), che però si scontra con le istituzioni del paese che già da tempo hanno deciso di passare alle maniere forti per contrastare bitcoin; andiamo con ordine, quello che sta accadendo è che i ragazzi di Paralelní Polis hanno deciso di coniare delle monete fisiche del valore di 0,01BTC (poco meno di un centinaio di dollari) in argento. Sgombriamo subito il campo alle illazioni, non si tratta di una manovra speculativa, ma della volontà di celebrare il successo di bitcoin cogliendo l’occasione per commemorare alcune figure di spicco nella comunità anarchica; le monete, infatti, riporteranno l’effige di tre persone a cui la comunità (inclusa quella degli appassionati di criptovalute) è da sempre molto legata. Stiamo parlando di Ross Ulbricht (creatore di Silk Road che attualmente sta scontando una pena all’ergastolo negli USA), Julian Assange (attualmente detenuto in carcere in UK e a rischio estradizione negli USA, dove rischia anche di subire una condanna a morte) e Aaron Swartz (indotto al suicidio dall’amministrazione Obama per aver diffuso gratuitamente sul web testi scientifici coperti da copyright); parliamo quindi di tre figure mitologiche nel mondo del cypherpunk, bollate come “criminali” dalle persone per bene (o meglio, convinte di essere per bene) ma amate profondamente da tutti coloro, e non sono pochi, che sono ancora capaci di capire che non tutto ciò che è legale è anche giusto e, viceversa, non tutto ciò che è illegale è anche sbagliato. L’idea è presentata sul sito ufficiale del gruppo, sul quale si può leggere che:

“Con questo progetto, vogliamo rendere omaggio alle persone che si sono ribellate al sistema e il cui lavoro ha contribuito in modo significativo alla libertà di Internet”

Qual è il problema? Semplice, che il governo ceco, reazionario come tutti i governi del mondo, da tempo ha deciso di ostacolare e porre dei limiti alla diffusione delle criptovalute; tra le varie iniziative poste in essere per raggiungere lo scopo c’è n’è una particolarmente demenziale, il governo ceco, infatti, ha concesso l’uso della parola “moneta” in monopolio alla banca centrale. Se ne deduce che nel paese chiunque definisca bitcoin una “moneta” compie un illecito; figuriamoci quindi se può essere possibile emetterla una moneta. La legge in questione risale al 2018 ed attribuisce il diritto esclusivo ad usare la parola “moneta” alla banca centrale ceca; di conseguenza l’istituzione ha inviato per iscritto una vera e propria minaccia a Paralelní Polis facendo presente al gruppo che se non cancella la parola “mince” (che appunto significa moneta in ceco) dal proprio sito verranno multati. Se state pensando che tutto questo sia demenziale, beh, è impossibile darvi torto. Martin Leskovjan, il presidente del gruppo, intervistato dal quotidiano locale Seznam Zprávy, ha definito la situazione paradossale e priva di senso, Paralelní Polis rischia di essere multata per aver usato la parola “moneta” senza essere autorizzata dalla banca centrale.