Bitcoin tra guerre commerciali, brexit e insicurezza geopolitica, se n’è discusso a Londra

Bitcoin 20.000 dollari

A Londra, nella giornata di ieri, si è tenuto il Future of Digital Asset, un evento organizzato da Bloomberg e nel corso del quale John Pfeffer, fondatore di Pfeffer Capital, Travis Kling, fondatore e CIO di Ikigai Asset Management e Charles McGarraugh, responsabile dei mercati per Blockchain, hanno discusso, con la moderazione di Alastair Marsh (storica firma di Bloomberg) di bitcoin e criptovalute in uno scenario complesso come quello attuale, caratterizzato da crisi come la brexit, la guerra dei dazi tra USA e Cina e una crescente incertezza sul piano geopolitico. Il primo ad esprimersi è stato Charles McGarraugh, il quale ha dichiarato di essere d’accordo con la linea di pensiero che afferma che bitcoin diventi più attrattivo durante i cicli economici caratterizzati da recessione e incertezza; un concetto che ha trovato d’accordo anche John Pfeffer che ha affermato di considerare BTC oro digitale ma precisando che questo è il futuro della moneta creata da Satoshi e non il presente. Particolarmente interessanti le affermazioni di Kling, che è entrato più nello specifico dichiarando che:

Bitcoin è un asset a rischio, con caratteristiche di investimento specifiche che diventano sempre più attraenti quanto più diventa irresponsabile la politica monetaria e fiscale delle banche centrali e dei governi di tutto il mondo; chi oggi investe in BTC non lo fa perché considera una riserva di valore, ma perché crede che lo possa diventare in futuro e riconosce, quindi, già oggi che bitcoin mostri di avere caratteristiche precise in questo senso”

Secondo Kling è l’abbandono del gold standard (cioè il fatto che la massa monetaria circolante non sia più garantita da riserve in oro) a rendere bitcoin così utile. Sta diventando del resto molto frequente che figure di spicco del sistema economico finanziario evidenzino come il debito dei paesi non sia più sostenibile e sia sganciato completamente dall’economia reale; di recente è stato Jerome Powell, a capo della FED, ad affermare questo concetto rimarcando che il debito USA cresce più velocemente del PIL e che in un’ottica di lungo periodo questo non è sostenibile. Tradotto in soldoni significa che gli stati potrebbero presto non essere più in condizione di ripagare il loro debito ed infatti numerosi report segnalano che la prossima crisi economica, che in molti considerano imminente, potrebbe coinvolgere proprio il debito sovrano. Se questo dovesse accadere potremmo assistere a fenomeni di iper-inflazione, simili a quella che ha colpito il Venezuela, e questo significherebbe che i risparmiatori perderebbero gran parte del proprio potere d’acquisto; ecco spiegato perché bitcoin diventa sempre più attrattivo non solo per le persone comuni ma anche per i grandi investitori istituzionali.