Bitcoin in cima alle preferenze negli investimenti dei millennials, lo rivela un rapporto di Charles Schwab

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Charles Schwab, società di intermediazione bancaria e azionaria con sede a San Francisco, 1971 ed attualmente al 13 ° posto nella lista delle maggiori banche USA (nonchè una delle più grandi società di intermediazione degli Stati Uniti) ha diffuso un rapporto sulle preferenze dei millennials (i nati tra i primi anni ‘80 e la fine dei ‘90) dal quale si evince che Bitcoin è di gran lunga l’investimento più apprezzato in questa fascia d’età; uno degli aspetti più interessanti di questa analisi è che svela come l‘84% delle attività detenute come azioni da parte di Schwab sia destinato al GBTC (acronimo di Grayscale Bitcoin Trust, un prodotto di investimento in valuta digitale che i singoli investitori possono acquistare e vendere nei propri conti di intermediazione). Tra i millennials, come riportato da Schawab, GBTC è attualmente un prodotto più ambito rispetto alle azioni di colossi come Netflix, Disney, Microsoft e Alibaba, una tendenza che però non sembra coinvolgere gli investitori più anziani (i cosiddetti baby boomer) e quelli più giovani (la generazione Z, cioè i nati dopo l’anno 2000).

Man mano che, inevitabilmente, la ricchezza inizierà a defluire dalle mani dei baby boomer a quelle dei millennials, quindi, è inevitabile che il successo di bitcoin (anche in termini di quotazioni) cresca; da qualche anno, inoltre, circolano diverse analisi che sembrano testimoniare come tra le generazioni più giovani negli Stati Uniti bitcoin venga percepito come un investimento più affidabile persino di una laurea. Attenzione, qui non si parla dell’importanza dell’istruzione, che è ovviamente fuori discussione, ma semplicemente del fatto che, con quello che costa laurearsi negli Stati Uniti, molti ragazzi iniziano a trovare più vantaggioso per il loro futuro destinare il proprio denaro ad investire in bitcoin invece che investirlo in una laurea; questo ovviamente non significa che i giovani americani intendano rinunciare all’istruzione, ma semplicemente che iniziano a pensare di poter rinunciare al titolo di studio. Una tendenza che, fuori dall’ambito delle criptovalute, registriamo da tempo anche in Italia, col numero di laureati che continua a calare; ovviamente il fatto che le nuove generazioni rinuncino al titolo di studio non significa che rinuncino anche all’istruzione, come noto, infatti, oggi è possibile seguire online corsi di laurea anche di facoltà prestigiose (cito ad esempio il MIT) che ovviamente non forniscono alcun titolo di studio spendibile ma che comunque permettono a chi li segue di conseguire le stesse competenze di chi, invece, pagando una retta può contare sul famoso “pezzo di carta”.