La nuova settimana dei mercati globali si è aperta con un segnale potente che non arriva da Wall Street ma dal mondo delle criptovalute. Mentre lo scontro politico tra Donald Trump e Jerome Powell entra in una fase esplosiva, Bitcoin ha superato nuovamente quota 92.000 dollari e le cosiddette privacy coin hanno messo a segno rialzi a doppia cifra. Un movimento che, secondo molti analisti, non è una semplice fiammata speculativa ma l’inizio di una nuova fase del cosiddetto debasement trade, la strategia che punta a proteggersi dalla svalutazione delle valute tradizionali.
Il catalizzatore di questo improvviso cambio di passo è arrivato direttamente dalla Federal Reserve. Jerome Powell ha rivelato che il Dipartimento di Giustizia statunitense avrebbe minacciato un’incriminazione penale legata alla sua testimonianza al Congresso nel giugno 2025. Powell ha collegato esplicitamente questa pressione al rifiuto della Fed di piegarsi alle richieste politiche della Casa Bianca su tagli dei tassi più rapidi e aggressivi.
Per i mercati è stato come vedere una crepa aprirsi nel cuore del sistema finanziario americano.
Bitcoin e oro si muovono insieme
Nel giro di pochi minuti dal messaggio video di Powell, due asset hanno reagito in modo quasi identico: oro e Bitcoin. Il metallo giallo è schizzato oltre i 4.560 dollari l’oncia, mentre Bitcoin ha accelerato fino a superare i 92.000 dollari, trascinando con sé l’intero comparto crypto. Ethereum è salito oltre i 3.150 dollari, Solana ha guadagnato quasi il 5%, ma la vera sorpresa è arrivata dai token orientati alla privacy.
Monero ha messo a segno un balzo vicino al 18%, superando i 570 dollari, mentre Zcash è cresciuto di quasi il 10%. Non è un caso. Quando gli investitori temono instabilità politica, controllo dei capitali o pressioni sulle istituzioni monetarie, la domanda di strumenti difficilmente tracciabili aumenta in modo naturale.
Secondo diversi strategist, il messaggio lanciato dai mercati è chiaro: quando l’indipendenza della Fed viene messa in discussione, anche la fiducia nel dollaro come valuta di riserva globale inizia a incrinarsi. E in quel momento gli investitori cercano rifugio in asset che non dipendono da governi o banche centrali.
Il ritorno del “debasement trade”
Questa dinamica si inserisce perfettamente in una narrativa più ampia che domina il 2026: il ritorno del debasement trade, ovvero la corsa verso asset scarsi per proteggersi dall’erosione del potere d’acquisto delle valute fiat.
Nel 2025 questa strategia aveva già portato l’oro su nuovi massimi e Bitcoin fino al record storico di 126.080 dollari a ottobre, prima del violento crollo dell’ultimo trimestre. Molti avevano interpretato quella correzione come la fine del ciclo. Oggi, però, il quadro macroeconomico racconta un’altra storia.
I deficit pubblici continuano a crescere, il debito americano resta su livelli record e le aspettative di nuovi stimoli monetari stanno tornando al centro del dibattito. Gli analisti di Bloomberg sottolineano che questo tipo di strategia non si misura in settimane, ma in anni: la continua espansione della massa monetaria crea le condizioni ideali per asset a offerta limitata come Bitcoin.
In questo senso, il calo di fine 2025 viene sempre più visto come una fase di consolidamento e non come la fine del trend.
Perché Bitcoin oggi è diverso dal passato
C’è però un elemento nuovo rispetto ai cicli precedenti. Da quando, nel gennaio 2024, gli Stati Uniti hanno approvato gli ETF spot su Bitcoin, la struttura del mercato è cambiata radicalmente. Oggi una quota crescente della domanda arriva da investitori istituzionali, fondi e gestori patrimoniali che utilizzano Bitcoin come strumento di copertura di lungo periodo, non come semplice scommessa speculativa.
Questo ha reso il mercato più profondo e più resiliente, ma anche più sensibile ai grandi temi macroeconomici. Se l’inflazione resta sotto controllo nel breve periodo ma i governi continuano a espandere il debito e a monetizzarlo, Bitcoin diventa sempre più simile a una versione digitale dell’oro.
Non a caso, negli ultimi giorni la correlazione tra BTC e metalli preziosi è tornata a rafforzarsi, un segnale tipico delle fasi in cui gli investitori cercano protezione dal sistema finanziario tradizionale.
Uno scenario politico che favorisce le crypto
A rendere il contesto ancora più favorevole è la prospettiva di un cambio ai vertici della Fed. Donald Trump ha più volte criticato Powell per non aver tagliato i tassi in modo aggressivo e secondo diversi osservatori il presidente potrebbe nominare un successore decisamente più accomodante.
Un presidente della Fed più “dovish”, orientato a politiche monetarie espansive, significherebbe più liquidità, più deficit e più pressione sulle valute fiat. Storicamente, questi sono esattamente gli ingredienti che alimentano i grandi cicli rialzisti delle criptovalute.
Alcuni analisti ritengono che l’amministrazione americana possa addirittura “surriscaldare” l’economia in vista delle elezioni di medio termine, favorendo mercati finanziari e asset rischiosi. In questo scenario, Bitcoin e le crypto potrebbero essere tra i principali beneficiari.
Volatilità in arrivo, ma il trend di fondo è chiaro
Nel breve periodo la volatilità resterà elevata. L’apertura dei mercati statunitensi potrebbe portare prese di profitto e movimenti bruschi, soprattutto se lo scontro tra la Casa Bianca, la Fed e il Dipartimento di Giustizia dovesse intensificarsi. Anche le tensioni geopolitiche restano una variabile chiave.
Ma sotto la superficie, il messaggio che arriva dai flussi di capitale è sempre più evidente: gli investitori stanno tornando a coprirsi contro la svalutazione delle valute tradizionali. E oggi, accanto all’oro, Bitcoin è sempre più al centro di questa strategia.
Per chi guarda al 2026 con un’ottica di medio e lungo periodo, questo mix di politica, debito e liquidità potrebbe rappresentare l’inizio di una nuova fase strutturalmente rialzista per l’intero settore crypto. Su ValuteVirtuali.com, questo è uno dei segnali macro più importanti da monitorare nei prossimi mesi.
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