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Crypto News

Pubblicato il rapporto del MIT su criptovalute e CBDC, vediamo quali sono le conclusioni dei ricercatori

Di Antonio Aggiornato: 4 min di lettura

Come abbiamo già avuto modo di spiegare il MIT, la prestigiosa università statunitense, ha fondato un gruppo di ricerca che si occupa di tecnologia blockchain dal nome “Digital Currency Iniziative”; nell’ambito degli studi condotti da questo gruppo, ovviamente, rientrano anche le ricerche sulle CBDC, acronimo di Central Bank Digital Currency, cioè delle criptovalute garantite dalla banca centrale. In un lungo rapporto pubblicato un paio di giorni fa il gruppo di ricerca del MIT ha sostenuto che il design delle CBDC, pur essendo destinato inevitabilmente a sfruttare alcune delle caratteristiche attualmente in uso presso quello che definisce “spazio crittografico sperimentale” (in pratica il mercato delle criptovalute), tenderà comunque a essere radicalmente differente da quest’ultimo. Più nel dettaglio il gruppo del MIT, nel suo rapporto, ha scritto che:

“Le CBDC non dovrebbero essere una copia diretta delle criptovalute esistenti con esattamente lo stesso design e le stesse funzionalità, ma ci sono cose che possiamo imparare dal loro emergere: l’utilità della programmabilità del denaro e l’importanza di preservare la privacy degli utenti”

Il MIT ha poi osservato come il mondo della finanza sia rimasto indietro rispetto alla domanda di digitalizzazione che caratterizza molti altri settori della nostra società, rimarcando come le criptovalute siano nate proprio per rispondere a questa domanda crescente. In ogni caso i ricercatori ritengono che il mercato delle criptovalute, così come lo conosciamo oggi, andrebbe visto più come una sorta di laboratorio in cui gli sviluppatori mettono alla prova le diverse tecnologie, le strategie di politica monetaria e di governance che come un mercato vero e proprio così come lo intendiamo nella maniera più classica. Chiaramente, sostiene il gruppo di ricerca, siamo ancora all’alba di questa industria, tuttavia alla fine i successi prodotti nell’ecosistema delle criptovalute indurranno a ricredersi anche i più fanatici sostenitori del denaro FIAT. Di questo, ovviamente, sono convinti tutti i sostenitori delle criptovalute, c’è però un aspetto che, a mio parere, sfugge ai ricercatori del MIT e che riguarda la questione più prettamente politica che accompagna la crescita di questo settore. In questo momento, infatti, constatiamo una sfiducia enorme a livello globale nei confronti delle istituzioni; dal momento che il mondo delle cripto si pone naturalmente in antitesi al mondo delle istituzioni, contendendo alle nazioni il monopolio sull’emissione di moneta, non darei per scontato che lo spazio crittografico possa semplicemente essere fagocitato dagli stati come fino adesso avvenuto con ogni altra tecnologia. Un esempio interessante di tutto questo, ne parlavamo proprio in uno dei nostri ultimi articoli, ci arriva dal Venezuela; qui, nonostante gli sforzi del presidente Maduro di far fronte alla crisi economica che da anni attanaglia il paese, assistiamo al paradosso per cui la domanda di valute a corso legale precipita mentre continua a salire la domanda di criptovalute decentralizzate.

In Venezuela oggi circolano almeno cinque monete, il bolivar (valuta FIAT colpita dall’iperinflazione), il PTR (stablecoin di stato ancorata al prezzo del petrolio) e poi come minimo altre tre criptovalute (BTC, DASH, DCR); quello che vediamo è che il petro fatica ad affermarsi dal momento che sono pochissime le attività commerciali che lo accettano come forma di pagamento (nonostante sia una moneta garantita dallo stato), il bolivar, che pure viene ancora accettato da chiunque, tende però a svalutarsi a vista d’occhio e a fare la parte del leone sono invece quelle monete, come bitcoin, che non sono garantite in alcun modo dallo stato ma che pure godono di enorme fiducia nella popolazione. Qualcuno, sono certo, avrà da obiettare che tutto questo riguarda solo il Venezuela, che fenomeni di questo tipo non li vedremo mai accadere in paesi come USA, Cina, o nei vari paesi che compongono l’UE, io però, almeno in questo momento, non mi sentirei di escludere a priori che, in un prossimo futuro, fenomeni di questo tipo possano diventare la norma. Se questo dovesse accadere le CBDC finirebbero con l’avere ancora meno valore delle valute FIAT (come ci dimostra il caso del Petro), perché quando parliamo di denaro il problema non è tanto chi garantisce cosa, ma chi gode di maggiore fiducia.

Disclaimer: Questo articolo ha scopo esclusivamente informativo e non costituisce consulenza finanziaria né sollecitazione all’investimento. Alcuni contenuti o comunicati stampa possono essere forniti da terzi. Effettua sempre le tue ricerche prima di prendere decisioni finanziarie. Il sito declina ogni responsabilità per eventuali perdite o danni.

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