La SEC è sul piede di guerra, una nuova ICO finisce sotto attacco della Securities and Exchange Commission

Questa volta è il turno di Opporty, ICO lanciata tra settembre e ottobre 2018 da Sergii Grybniak il quale, stando al comunicato diffuso ieri dalla stessa SEC, è finito tra le grinfie della Securities and Exchange Commission per aver dichiarato il proprio progetto conforme al 100% alle direttive della stessa SEC; la piattaforma, il cui obiettivo era offrire alle piccole e medie imprese uno spazio virtuale attraverso cui presentare i propri servizi e stipulare accordi tramite smart contract, aveva raccolto poco più di mezzo milione di dollari da circa 200 investitori, alcuni dei quali residenti negli USA. Secondo la SEC, però, Grybniak avrebbe rilasciato numerose informazioni fuorvianti o palesemente false nel tentativo di promuovere la propria iniziativa; in particolare, afferma la SEC, il CEO di Opporty ha dichiarato di avere un database con 17mln di clienti quando, in realtà, tale database non è mai stato di proprietà dell’azienda ma è semplicemente stato acquistato. Come chiunque può capire, quindi, c’è una bella differenza tra l’affermare di essere in contatto con 17mln di aziende ed essersi limitati ad acquistare un database da una società di terze parti; sostanzialmente, giusto per fare un esempio, è come se io sostenessi di avere clienti in tutta la città di Milano quando in realtà ho solo in mano l’elenco telefonico.

Grybniak, attualmente residente negli USA, rischia quindi di dover restituire tutti i 600mila dollari raccolti durante il lancio della ICO e un’interdizione dal continuare ad operare nel settore. In molti hanno evidenziato come il fatto che la SEC si sia mossa per perseguire un caso del genere, in cui la raccolta di denaro è stata particolarmente esigua, lascia a intendere come l’istituzione statunitense abbia deciso di cambiare marcia e iniziare ad andarci giù pesante; normalmente, infatti, ogni volta che abbiamo visto la SEC scendere in campo si trattava di ICO che avevano raccolto svariati miliardi di dollari, nel caso di Opporty, invece, parliamo di pochi spiccioli, appena 600mila dollari che, se divisi tra i 200 investitori che hanno partecipato all’offerta iniziale di monete, fa un investimento di appena 3mila dollari a testa. In ogni caso è evidente come il clima, a livello globale, si sia fatto pesante e che allo stato attuale delle cose credere di poter lanciare una ICO con la stessa facilità con cui era possibile farlo fino a tre anni fa è quanto meno ingenuo. Vedremo se il mercato riuscirà ad aggirare il problema per mezzo delle IEO, a dirla tutta, però, se fossi io a gestire una grande piattaforma di scambio ci penserei molto bene prima di andarmi a infilare in un settore così pericoloso, nel quale basta un singolo passo falso per distruggere tutto quanto costruito in anni di duro lavoro.