Tensioni USA – Iran, geopolitica e criptovalute: ecco perché abbiamo così tanto bisogno di bitcoin

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Negli ultimi giorni tutti si sono occupati di analizzare il modo con cui le tensioni geopolitiche tra USA e Iran hanno inciso sull’andamento del prezzo di bitcoin, c’è però un aspetto in questa storia di cui nessuno s’è occupato e che è, a mio parere, ancora più rilevante perché dimostra il motivo per cui il mondo ha così tanto bisogno di bitcoin. Mio malgrado, e penso che sia opportuno dirlo sin da subito, non sarà possibile svuotare questo articolo di quello che è il mio orientamento ideologico, motivo per cui qualcuno potrebbe non trovarsi d’accordo coi presupposti, ma spero che potrà comunque condividere le conclusioni di questo articolo. Iniziamo col dire che l’uccisione del generale Soleimani rappresenta di per se un atto di guerra ed è fuori dal diritto internazionale perché tale atto è avvenuto senza nemmeno una dichiarazione di guerra monte; il diritto internazionale vieta questo genere di comportamenti per cui col loro attacco di inizio anno gli USA si sono messi automaticamente fuori dal diritto internazionale. Un comportamento del genere, da parte di qualunque altro paese, avrebbe costituito motivo di giusta reprimenda da parte della comunità internazionale e, normalmente, sarebbe stato passibile di sanzioni; qualcuno potrà pensare, è molto comune, che il motivo per cui gli USA non vengono sottoposti a sanzioni, nonostante contravvengano in maniera sistematica al diritto internazionale, sia imputabile al loro status di potenza militare, ma le cose non stanno affatto così. Anche la Russia è una potenza militare, lo è la Turchia, eppure entrambi i paesi sono sotto sanzioni; come si spiega? Il motivo per cui gli USA non sono passibili di sanzioni internazionali è che sono loro a controllare la piattaforma per i pagamenti internazionali SWIFT. Per porre gli USA sotto sanzioni, quindi, bisognerebbe controllare SWIFT, ma siccome SWIFT è controllato dagli USA ecco che è sostanzialmente impossibile sanzionarli sotto il profilo economico. In questo vecchio articolo di panorama (settembre 2018), si spiega ad esempio come la politica di Trump contro l’Iran, che ha fatto saltare l’accordo sul nucleare, abbia fatto aprire gli occhi all’UE (che contrariamente a quanto si potrebbe credere ha nell’Iran un importante partner commerciale) sulla necessità di una piattaforma di pagamenti alternativa a SWIFT che consenta di evitare il rischio di ritorsioni, di contro-sanzioni o persino di blocco delle transazioni stesse da parte di Washington.

Torniamo adesso alla situazione di oggi, chi segue la politica internazionale sarà al corrente delle tensioni in Iraq che stanno generando enormi proteste, soprattutto tra i più giovani, tese ad ottenere il ritiro di tutte le truppe straniere dal paese; il parlamento iracheno ha già votato una mozione con la quale chiede il ritiro delle truppe statunitensi dal paese, non bisogna tuttavia credere che tali proteste siano teleguidate dagli iraniani, il motto più frequentemente scandito dalla piazza è infatti “ne USA ne Iran”. Gli iracheni, quindi, chiedono sostanzialmente di tornare padroni del proprio destino e che le potenze straniere li lascino finalmente liberi di scegliere la propria strada; le potenze straniere, però, con in testa gli USA, non sono dello stesso avviso. E’ notizia di ieri che:

L’amministrazione Trump ha ammonito l’Iraq che rischia di perdere il suo accesso al conto bancario governativo presso la Fed di New York se caccia le truppe americane dopo il raid con cui gli Usa hanno ucciso il generale Soleimani”

Come si può leggere in questo articolo pubblicato proprio ieri da Ansa, quindi, gli USA hanno in pugno l’Iraq proprio perché se l’Iraq non farà ciò che gli americani vogliono finirà con l’essere tagliato fuori dal commercio internazionale, cosa che metterebbe in ginocchio qualunque paese ma che è ancora più pericolosa per un paese come l’Iraq già piegato da oltre un decennio di guerra e tensioni. Quello che vediamo sullo scacchiere geopolitico internazionale in questo primo scorcio di 2020, quindi, ci dimostra come lo strapotere americano non sia tanto, o comunque non solo, militare ma sia prevalentemente economico; tale potere non deriva dal fatto che gli USA sono uno dei paesi più ricchi al mondo ma deriva dal fatto che gli USA controllano la principale piattaforma per i pagamenti internazionali, SWIFT appunto. Ora, l’errore che comunemente viene fatto è credere che basti sganciare il treno dell’economia mondiale dal dollaro americano per riportare tutto questo nei limiti della normalità; non è così, chiaramente, perché limitarsi a cambiare la valuta di riferimento o la piattaforma per la gestione dei pagamenti internazionali non risolve il problema, si limita a spostarlo. Se un domani, cosa tutt’altro che improbabile, il dollaro perdesse la propria egemonia, ad esempio, a beneficio del renminbi cinese l’unica cosa che concluderemmo sarebbe ritrovarci la Cina nel ruolo che oggi è degli USA; insomma, detto in parole povere, uno schiavo resta schiavo a prescindere dal fatto che il padrone cambi e, certamente, cambiando padrone possono cambiare le sue condizioni di vita (sia in meglio che in peggio) ma rimane comunque e sempre uno schiavo.

Tutto questo ci dimostra perché bitcoin è così importante per l’umanità e perché tutti noi dovremmo impegnarci attivamente a sostenerne l’adozione di massa; se bitcoin sostituisse il dollaro americano come valuta di riferimento sui mercati mondiali nessuno più avrebbe un controllo totale sulla piattaforma di pagamento internazionale e sarebbe la fine di ogni ricatto, intimidazione e di ogni sanzione. La stessa cosa vale ovviamente a livello nazionale, non solo internazionale; nulla di più facile, giusto per fare un esempio, per un regime dittatoriale che reprimere il dissenso bloccando i conti bancari dei dissidenti. Basti pensare, a tal proposito, a come gli USA tentarono di uccidere Wikileaks sul nascere proprio bloccando i circuiti di pagamento e impedendo così le donazioni; e chi salvò Julian Assange dalla disfatta proprio quando tale disfatta sembrava ormai inevitabile? Bitcoin! Se oggi Wikileaks esiste ancora lo dobbiamo proprio a Satoshi Nakamoto, che nel frattempo aveva inventato bitcoin, consentendo ad Assange di continuare a raccogliere donazioni nonostante il blocco voluto dagli USA. Dobbiamo quindi capire, per concludere, che l’egemonia di un paese a livello mondiale è qualcosa di assolutamente deleterio, che favorisce approcci degni del metodo mafioso, basati cioè sul ricorso sistematico all’intimidazione e, soprattutto, dobbiamo comprendere che passare dall’egemonia statunitense a quella di un altro paese non risolvere il problema. Bitcoin ci offre una soluzione auspicabile e fattibile, la fine di ogni egemonia nel sistema di pagamenti internazionale, la fine del dollaro americano come valuta di riferimento per il commercio globale, e l’inizio di una nuova era, l’era della decentralizzazione, dei rapporti paritari e orizzontali, la fine di ogni egemonia.